353 [Lagorai] Lago di Erdemolo e Rifugio Sette Selle

erdemolo
© Copyright 2018 Salvatore Stringari. Lago di Erdemolo

Buon giorno a tutti è il 18 settembre e purtroppo sono finite le ferie, si riprende la vita di tutti i giorni. vi raccontiamo le nuove avventure vissute in questo periodo, qualcuna anche datata come quella che segue.
Nella compilazione degli itinerari che vi raccontiamo teniamo sempre conto delle difficoltà obbiettive (da non confondersi con i pericoli soggettivi / oggettivi) e non di quelle soggettive, cerchiamo comunque di riportare quelle usate ufficialmente, cioè da fonti ufficiali, quali il CAI/SAT o Guide Alpine, libri specializzati di montagna e escursioni.
Buona lettura.

Titolo: Lago di Erdemolo e Rifugio Sette Selle
Data: 01-07-2018
Cima: —-
Gruppo Montuoso: Catena del Lagorai cima d’Asta
Cartina: Tabacco Foglio 062 oppure 058 Altopiano di Pinè Valli di Cembra e dei Mocheni
Segnavia: 325-324
Tipologia sentiero: Escursionistico
Quota partenza: 1450 m.s.l.m.
Quota da raggiungere: 2014 m.s.l.m.
Dislivello: 520 m. (diversi saliscendi)
Tempi di percorrenza*: in giornata
Difficoltà*: Facile
Giro: Anello
Punti di appoggio: Rifugio Sette Selle
Acqua, sorgenti: sì
Località: Palù del Fersina
Copertura cellulare: sì
Parcheggio/i: sì, a Palù, loc.Vrottn (a pagamento in stagione) o libero
vicino agli impianti sportivi.
Partecipanti: Salvatore e Paola
Autore/i: Paola e Salvatore
Nota: * i tempi di percorrenza e le difficoltà sono in base alla propria preparazione psico-fisica e tecnico pratica, alla conoscenza dell’ambiente alpino, alla progressione/movimento, alla capacità di orientamento.

Premessa: in Febbraio eravamo stati al Rifugio Sette Selle in compagnia di amici e nei pressi avevamo visto un’invitante cartello con l’indicazione ”Lago di Erdemolo”. Salvatore ci era già stato anni fa, Paola no e alla prima occasione eccoci in strada verso la nostra meta.

L’escursione in dettaglio: da Trento andiamo a Pergine e risaliamo la Valle dei Mòcheni, percorsa dal torrente Fersina, fino al paesetto di Palù del Fersina. Parcheggiamo gratuitamente vicino agli impianti sportivi, un parcheggio a pagamento è posto poco più in alto, dopo alcuni tornanti ed è più comodo per raggiungere il rifugio Sette Selle, ma il sentiero che faremo oggi comincia proprio da qui sotto.

[foto] Lago di Erdemolo
© Copyright 2018 Salvatore Stringari. la stradina iniziale
Ci incamminiamo lungo il sentiero-stradina 325 A che costeggia il torrente, attraversiamo i prati in cui spiccano i gigli rossi, oltre ad altri bei fiori e pilucchiamo fragoline di bosco grosse e deliziose. Vediamo una quantità incredibile di piante di maggiociondolo in piena fioritura, è oramai agosto ma i maggiociondoli non sembrano badarci e punteggiano di giallo la valletta. Passiamo un ponticello sulla destra e continuiamo salendo in mezzo ai boschi alternati a radure fino a raggiungere un bivio presso il Maso Lenzi, 1675 m.s.l.m., a sinistra è indicato il Rifugio Sette Selle, noi proseguiamo a destra sul sentiero 325 attraversando bellissimi verdi pascoli e in seguito saliamo tra i cespugli di rododendro, sempre più belli e fitti che abbelliscono intere pale erbose con il loro rosa intenso.

fiori
© Copyright 2018 Salvatore Stringari. …distese infinite di Rododendri

Una visione fiabesca. La salita si fa più marcata, ma non è molto lunga: scorgiamo in alto nuvole di vapore che si alzano dal lago e finalmente ci affacciamo sulla conca che ospita lo specchio d’acqua, dall’alto ha vagamente la forma di un cuore. Siamo a circa 2014 m.s.l.m. Purtroppo il Rifugio Erdemolo è chiuso da diversi anni, raggiungiamo le sponde del lago e facciamo una breve sosta per una merenda e un gradito pediluvio. Alcune persone sono giunte a cavallo, vediamo i quadrupedi che si abbeverano nel lago.
Il luogo è veramente bello e affascinante, il laghetto è alla base del Pizzo Alto e del Monte del Lago, da qui nasce il torrente Fersina che poi percorre la Valcava e la Val dei Mòcheni prima di raggiungere Trento e gettarsi nel fiume Adige. Il Lago di Erdemolo è una meta piacevole in cui fermarsi, ma noi abbiamo intenzione di proseguire, scartiamo per oggi la via delle creste, anche se ci tenta e prendiamo il sentiero 324 quasi in quota, i saliscendi in montagna non mancano mai, più stretto del precedente un po’ esposto e in qualche tratto franoso ma niente di difficile. Attraversiamo a mezza costa, un occhio al sentiero e uno al panorama che si allarga sulla Valle di Mòcheni, anche qui le fioriture non mancano, genziane, clematidi, botton d’oro… Incontriamo qualche piccolo corso d’acqua, scendiamo leggermente fino a raggiungere un bosco di conifere e il bivio di Intertol , 1863 m.s.l.m. Da qui continuiamo per il sentiero 324, in salita, tra verdi prati, piccoli ruscelli e alberi radi fino a incrociare il sentiero 343 che proviene da Palù del Fersina, a questo punto il rifugio è poco lontano. Ed eccoci al Rifugio Sette Selle, 2014 m.s.l.m. piccola salda costruzione eretta nella conca sotto le creste che le fanno da cornice. L’acqua della bella fontana ci offre ristoro, ma entriamo nell’accogliente locale e ci concediamo il solito pasto frugale (!) accompagnato da un paio di birre c’è parecchia gente e anche qui alcuni cavallerizzi. Dopo il pranzo scendiamo ripercorrendo il sentiero 324 fino a raggiungere le indicazioni per la Miniera di Erdemolo (Gruab va Hardimbl,) a 1700 m.s.l.m. e visto che è aperta ci prenotiamo per una visita che è possibile solo con la guida. Aspettiamo il nostro turno, ci sono già altri visitatori alla miniera e le due guide hanno un bel lavoro oggi. La visita costa 8 €. Ci forniscono di caschetto e giacca per l’acqua. Seguiamo la nostra guida, che ci porta per i passaggi degli antichi minatori in questa luogo storico che, pur avendo cessato la sua attività estrattiva da secoli, è un’interessante testimonianza del lavoro e dell’ingegno umano. I pilastri che sostengono la volta sono ancora quelli originali, l’attività è durata dal 1400 al 1650 circa, la miniera è scavata in ripida pendenza seguendo la vena della calcopirite che vi era estratta.

[foto] Lago di Erdemolo
© Copyright 2018 Salvatore Stringari. La miniera (interno)
Alcuni reperti storici sono esposti ed emergono dal buio, illuminati dalla lampada della guida: gli attrezzi, i minerali e soprattutto gli abiti dei minatori destano curiosità: i manichini hanno vestiti grezzi di lino e/o canapa chiara, sulla testa uno alto copricapo a punta imbottito di paglia, i caschetti a quel tempo non esistevano. E’ immediato e scontato il collegamento con le fiabe dei Nani che scavavano le viscere delle montagne estraendone tesori, ma i Canopi, questi antichi “lavoratori specializzati” che venivano dalla Boemia avevano una vita molto dura, si trasferivano periodicamente qui con tutta la famiglia e restavano nei pressi delle miniere rigidamente separati dal resto della popolazione. Le donne cucinavano, aiutavano a trasportare il materiale, si occupavano dell’accampamento, dei feriti e dei figli, gli uomini e anche i bambini di otto/dieci anni lavoravano nei cunicoli tutto il giorno, riemergendone stanchi, sporchi e curvi…con gli alti cappucci sul capo, ecco servita la leggenda dei Nani, guardati con sospetto e forse temuti. Dopo la visita ritorniamo alla luce del sole, e dopo una breve e veloce escursione anche alla cascata vicina, riprendiamo velocemente la via del rientro scendiamo fino al bivio di Maso Lenzi e per il sentiero 325 rintroniamo al punto di partenza.

[foto] Lago di Erdemolo
© Copyright 2018 Salvatore Stringari. La cascata che si può visitare e che si trova sopra la miniera
Note:
–  Gruab va Hardimbl, la Miniera di Erdemolo non è visitabile tutto l’anno, per informazioni: 0461 550053  (il sito della miniera)
– Canòpi, con questo termine, da non confondersi con i più famosi vasi canopi egizi, erano chiamati i minatori tedeschi chiamati dai Principi Vescovi per estrarre minerali nel territorio di Trento. Questi minatori erano famosi per la loro abilità estrattiva, praticata da secoli. Il nome Cànopi deriva dal tedesco Knappen con cui era indicata una miniera a imbocco orizzontale (i pozzi verticali erano chiamati Cadini). La loro presenza è accertata fin dall’anno Mille sul Monte Calisio, dove era stato trovato un ricco giacimento di galena argentifera, per questo il monte è anche denominato Argentario. Dal 2005 è possibile fare escursioni guidate al Eco-museo dell’Argentario, per informazioni Mail: info@ecoarge.net  Telefono. 335 6514145. – Valle dei Mòcheni, in questa zona si è insediata pare dal XIII secolo una comunità tedesca, chiamata dai signori di Pergine per sfruttare e dissodare anche questi territori impervi, formando comunità stabili. Parte delle antiche tradizioni è stata tramandata fino ad oggi tra cui la lingua, il mòcheno. Voglio ricordare a tutti i lettori che il bagno nei laghi di montagna non è consentito, anche se tollerato in molte realtà, non è secondo me consentito per non alterare il fragile equilibrio dei laghi stessi. Per la sopravvivenza di tutta la fauna che vive attorno e dentro i laghi. Grazie.
By Salvatore e Paola
© Copyright 2018 Testo e Foto Salvatore e Paola

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