328 [Dolomiti Bellunesi] Monte Pelf

[foto] Monte Pelf
La cima © Copyright 2018 By Salvatore
Titolo: Dolomiti Bellunesi Monte Pelf  2502 m.s.l.m.
Data: 10-6-2018
Gruppo Montuoso: Dolomiti-Gruppo della Schiara
Cartina: Foglio 24 Tabacco Prealpi e Dolomiti Bellunesi
Segnavia: 505-511
Tipologia sentiero: EE
Quota partenza: 1178 m.s.l.m.
Quota da raggiungere: 2502 m.s.l.m.
Dislivello: 1350 m.
Tempo*: 7/8 ore
Giro: A/R
Punti di appoggio: no
Acqua, sorgenti: no
Località: Caiada -Faè – Ponte nelle Alpi
Copertura cellulare: sì
Parcheggio/i: sì in Caiada
Partecipanti: Salvatore, Paola, Gruppo CAI di Belluno e Longarone
Autore/i: Paola & Salvatore
Nota: * i tempi di percorrenza e le difficoltà sono in base alla propria preparazione psico-fisica e tecnico pratica, conoscenza del ambiente alpino, di progressione, movimento in ambiente alpino capacità di orientamento.

Premessa: il Pelf è la terza cima del Gruppo della Schiara, è detta anche “Montagna del Fontanon” per la cascata che si trova sulla sua parete nord.
Ci sono diverse vie di accesso: come la via ferrata del Marmol e il sentiero attrezzato Marino Guardiano partendo dal rifugio VII^ Alpini, oppure la via Normale, quella che facciamo noi grazie agli amici del CAI. Di Belluno, non difficile ma lunga e ripida, in un ambiente selvaggio e solitario.

L’escursione in dettaglio: ci ritroviamo alle 6.40 a Faè, paesetto poco dopo Ponte nelle Alpi sulla strada che porta a Longarone, con un numeroso gruppo di escursionisti CAI.
L’occasione è quella di portare una nuova croce in legno sulla cima del Pelf, è molto che desideriamo salire questa cima e approfittiamo della loro guida esperta.
Saliamo in auto per la stretta strada asfaltata che si inoltra per circa 7 km a tornanti per la val Desedàn fino alla bellissima conca della Caiada, ricca di boschi e verdi pascoli contornati dai monti. Dopo aver passato le casere di Pian de le Stele parcheggiamo in uno spiazzo (zona pic-nic) dove la strada si divide in due forestali: a sinistra per Malga Palughet, a destra la nostra mulattiera-sentiero 505 per il VII^ Alpini.
Il gruppo parte compatto per il primo tratto in mezzo ai boschi, in testa il “portatore della croce” tallonato dal suo bellissimo cagnone nero e in ultimo Lara che fa da “scopa”.
Poi il gruppo di testa si stacca nettamente e per tutto il percorso, gli ultimi tra cui io e Sal, vedranno il coraggioso con la croce sulla groppa e alcuni compagni sempre più in alto e sempre più distanti.
Raggiungiamo i ruderi di Casera Caiada a circa 1500 metri, sulla destra si stacca una traccia che porta ad un albero monumentale, noi proseguiamo verso sinistra salendo sempre nel bosco, al successivo bivio trascuriamo il sentiero 507 a sinistra verso Forcella Tanzon e continuiamo a destra il 505 inerpicandoci su uno spallone prativo.
Davanti a noi ecco il canalone che porta a Forcella Caneva, non è difficile ma neanche affatto agevole, oltre alla pendenza affrontiamo salti di roccia e tratti detritici, ma è sempre meglio della traccia che sale diretta e dirupata aggirando verso destra il Sass del Mel. Con l’aiuto anche di Dio arriviamo alla forcella, m. 1849 m.s.l.m. , il tempo di riprendere fiato ammirando il panorama verso il Pis Pilon e poi purtroppo perdiamo circa 50 metri di quota, lasciamo il sentiero 505 che porta al Rif. VII^ Alpini e prendiamo il 511 (tabella) che sale verso destra tra rocce e erbe fino alla piccola sella sopra il Sass di Mel, 2000 m.s.l.m, dove abbiamo la vista su due versanti: a est la piana di Caiada, a Ovest Valbelluna, Serva, Pis Pilon e quant’altro.

[foto] Monte-Pelf
Forcella Caneva © Copyright 2018 By Salvatore
Adesso la parola a Salvatore: Io mi sento male da un pezzo, ho mal di stomaco, mal di testa… qualsiasi cosa io beva o mangi non mi resta dentro… sono deluso e arrabbiato con me stesso, devo fermarmi spesso.
Ben presto sono l’ultimo della fila, ma sempre accompagnato da un gentilissimo amico del CAI, di cui purtroppo non ricordo più il nome.
Naturalmente gli altri ogni tanto ci aspettano, riposandosi, ma appena li raggiungiamo ripartono, un classico!
Saliamo sul sentiero sempre più ripido e scosceso sul versante erboso, a piccoli tornanti fino ad alcune roccette che superiamo arrancando fino all’anticima.
Sto sempre più male e rigurgito anche la I^ comunione, ma non demordo: abbandono lo zaino, Paola non mi ha mai visto farlo ed è un po’ preoccupata, ma le dico di andare avanti con Lara.
Testardamente continuo a salire anche se mi hanno più volte invitato a fermarmi.
Paola e Lara sono un po’ più in alto, sono arrivate ad una minuscola forcella, da qui il “passaggio chiave”: bisogna abbassarsi un poco, fare qualche passo attaccati alla roccia col baratro alle spalle e risalire un I^ grado sempre per roccia.

E adesso parla Paola: sono passati tutti gli altri…anche Lara che si arrampica con disinvoltura e mi dice di star ferma lì se non me la sento. “E chi si muove”? penso io. “Preferisco aspettare Salvatore e l’amico del CAI, poi si vedrà”.
Con loro due che mi incoraggiano il passaggio si rivela più facile di quanto paventavo, pochi metri di arrampicata e arriviamo al cordino nuovo di zecca che per le rocce di cresta ci guida fino alla sommità del Pelf, 2502 metri, fido compagno della Schiara che lo avanza di una cinquantina di metri.
Gli amici che ci hanno preceduto, compreso il bel cane nero che riposa tranquillo, hanno già sistemato la nuova croce a dimora (quella di prima era stata danneggiata dalle intemperie) hanno fatto siesta e ci aspettano per le foto di rito, pronti per ridiscendere.
Salvatore rigetta l’ultima cena e si avvicina sfatto alla croce, è provato ma soddisfatto di aver tenuto duro.
Io sono felice: ce l’ho fatta, sono sulla cima del Monte Pelf e per la prima volta non ho paura di muovermi e non sono congelata dalle vertigini: il panorama è superbo, giro lo sguardo a 360 gradi e non mi stanco di guardare cime e fondovalle.
Purtroppo dobbiamo scendere, con soddisfazione riesco a passare, se non con disinvoltura, almeno senza terrore il piccolo passaggio esposto.
Torniamo per lo stesso percorso, Salvatore non sta meglio ma recupera il suo zaino, per la discesa invece viene supportato da Lara
Scendendo per il ripido pendio erboso spaventiamo una pernice che si alza in volo scappando da noi, strani quadrupedi, con due zampe normali dietro e due esili zampette davanti…
Arrivati al Sass di Mel il capo gita è in dubbio: affrontare  la traccia ripidissima e dissestata dietro il Sass  evitando forcella Caneva o rifare il percorso di andata scendendo fino all’incrocio col sentiero 505, riguadagnare la Forcella, ridiscenderne il canalone???
Certamente molti di loro ce la farebbero, son gente tosta, ma grazie all’onnipotente hanno pietà dei compagni meno allenati e tutti insieme ci avviamo per il lungo percorso di ritorno fino ripassando forcella Caneva e giù fino allo spiazzo dove abbiamo lasciato le auto.
Arrivati a Faè stanchi ma felici, come in tutte le favole che si rispettino, la lieta conclusione, è data da un bel piatto di pastasciutta alla Casetta Faè – Desedàn accompagnata da graditissima birra.
Inspiegabilmente Salvatore sta bene, si è ripreso improvvisamente come inspiegabilmente e all’improvviso si era sentito male dopo forcella Caneva…
Nonostante l’inconveniente è stata una bellissima escursione che non dimenticheremo, grazie a tutti gli amici senza i quali non avremmo raggiunto la vetta.

[foto] Monte Pelf
Io in cima © Copyright 2018 By Salvatore
una descrizione di questa fantastica escursione scritta a due mani
© Copyright 2018 By Salvatore e Paola

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