[La Grande Guerra e Il monte Degli Eroi] Cima Ortigara.

[foto] Ortigara
Colonna a ricordo “per non dimenticare” che la guerra porta con se solo la morte
Titolo: [La Grande Guerra e Il monte Degli Eroi] l’ORTIGARA!
Data: 27-5-2018
Cima: Ortigara e Caldiera
Gruppo Montuoso: Ortigara
Cartina: Tabacco 050 Altopiano dei Sette Comuni Asiago
Segnavia: 840
Tipologia sentiero: Escursionistico di interesse Storico e della Memoria
Difficoltà*: Facile
Quota partenza: 1771
Quota da raggiungere: 2124
Dislivello: 353
Tempo*: in giornata visitando e camminando
Giro: ad anello
Punti di appoggio: Camper
Acqua, sorgenti: NO
Località: Marcesina, Piazzale Lozze
Copertura cellulare: si
Parcheggio/i: si Piazzale Lozze strada per raggiungerlo molto dissestata (l’unica info che in internet abbiamo trovato corrispondente alla verità)
Partecipanti: Paola e Salvatore
Autore/i: Salvatore e Paola

Nota: * i tempi di percorrenza e le difficoltà sono in base alla propria preparazione psico-fisica e tecnico pratica, conoscenza del ambiente alpino, di progressione, movimento in ambiente alpino capacità di orientamento.
Premessa: Era da molto tempo che volevo salire sul Monte Ortigara, uno dei luoghi più famosi della I^ Guerra Mondiale, Paola invece ci è già stata ma vuole ritornarci primo perché sono passati tanti anni da quando è salita e secondo perché dice di non averlo apprezzato a suo tempo. Stamattina lasciamo Marcesina, dove il giorno prima abbiamo percorso per puro caso una parte del Sentiero dei Cippi e dove abbiamo passato la notte, e col nostro camper ci avventuriamo per la strada sterrata (indicazioni) che dopo un percorso lungo e non proprio agevole arriva a Piazzale Lozze.

L’escursione in dettaglio: da Piazzale Lozze, m 1771, prendiamo il sentiero 840 CAI, saliamo facilmente la mulattiera che sale tra boschi di abeti e larici fino alla Chiesetta di Lozze (m. 1906), costruita dagli Alpini nel giugno del 1917. Vicino c’è l’Ossario dove sono depositati resti umani e residuati bellici che vengono ritrovati sui campi di battaglia ancora oggi e poco distante il Rifugio Cecchin. Appena sopra, Cima Lozze con la statua della Madonna, da qui abbiamo un vasto panorama sull’Ortigara e sulle altre Cime, proseguiamo visitando le trincee, risistemate e messe in sicurezza e poi prendiamo il “sentiero tricolore” che ci porta tra mughi e rocce fino al piccolissimo Baito Ortigara, in un avvallamento. Il sentiero diretto sale a sinistra, lungo il Coston dei Ponari, via d’attacco usata dagli alpini nel giugno del 1917. Arriviamo alle trincee austroungariche che fanno parte delle” Opere Mecenseffy” e dopo poco in cima al monte dove a quota 2105 sorge la Colonna Mozza, eretta dall’A.N.A. nel 1920 con la scritta “Per non dimenticare”. È impossibile non restare suggestionati da questi aspri e desolati luoghi rocciosi che non offrono ripari, non pensare ai soldati, ai ragazzi di entrambi gli schieramenti che qui hanno lasciato le loro vite, ogni sasso, ogni fessura ne ha raccolto il sangue. Poco distante raggiungiamo il Cippo Austriaco, quota 2086, il tempo non è dei migliori, guardando a est verso Cima della Caldiera che pare erutti nuvoloni, temiamo arrivi un temporale. Ma continuiamo, abbiamo scorto una piccola croce su un altura verso ovest e in pochi minuti arriviamo all’Hilfplatz, il posto di medicazione e cimitero militare austriaco, conquistato dagli Italiani con un’operazione ardita. Visitiamo alcune postazioni in caverna, poste su una cengia a picco sulla Valsugana. Poi ritorniamo indietro e scendiamo per un tratto attrezzato tra le rocce passando per la “Galleria Biancardi” una postazione in caverna, fino al Passo dell’Agnella e al Vallone dell’Agnellizza, tristemente famoso come il “Vallone della Morte”. Lungo il sentiero notiamo una piccola sorgente il “fontanello dei feriti” l’unica risorsa d’acqua nella zona d’azione per gli Alpini, usata soprattutto per i feriti. Il tempo minaccia pioggia, ma per ora tiene e continuiamo passando per il Pozzo della Scala, un enorme imbuto ancora in parte coperto dalla neve, dove si concentravano i reparti italiani prima di andare all’attacco dell’Ortigara. Ci sono resti dei baraccamenti e delle caverne e una croce che segna uno degli ex Cimiteri Italiani. Saliamo a Cima della Caldiera (m. 2124), panoramica, anche qui troviamo ovunque i resti di camminamenti e trincee e poi scendiamo rapidamente, purtroppo non riusciamo a salire all’Osservatorio Torino, il maltempo è in arrivo. Indossiamo le mantelline e sotto una leggera pioggia percorriamo la strada mulattiera, di cui ammiriamo la perfezione, costruita dai genieri alpini nel 1917 e che congiungeva Passo Stretto con Cima della Caldiera. Scendendo ci fermiamo a visitare le numerose caverne, tutte collegate le une con le altre, scavate nella roccia e poi scendiamo a Piazzale Lozze.
L’escursione termina qui, noi dobbiamo però ancora scendere ad Asiago col nostro camper, stavolta decidiamo di percorrere la strada sterrata che porta a Campomulo, che non si rivela granché migliore di quella di stamattina, con pazienza, e lentamente arriviamo a Campomuletto, l’Altopiano avrebbe bisogno di qualche cospicuo intervento, perché almeno una delle due strade che portano a piazzale Lozze dovrebbe essere asfaltata. A Campomulo troviamo alcuni cartelli che indicano altri interessanti sentieri, ma abbiamo due problemi, uno rifornire il camper di acqua, l’altro è il meteo che continua a perseguitarci coi temporali. Stiamo pensando seriamente di spostarci più a sud! Intanto raggiungiamo Asolo, bellissima cittadina distesa sulla verde piana di Asiago con il suo monumentale Ossario che abbiamo visitato qualche mese fa. È un centro vivace, pieno di attrattive per i turisti, per contro noi troviamo non senza difficoltà l’area camper perché non segnalata e purtroppo non attrezzata: più che un’area camper è un parcheggio sterrato dove viene consentita la sosta. Pare che in futuro verrà attrezzata, ma dopo averci passato la notte possiamo dire che è rumorosa, il vicino caseificio mette in moto un enorme generatore di corrente. È comunque comoda per raggiungere il centro con la bicicletta perché è collegato da una ciclabile.
Infatti la mattina seguente inforchiamo le bici e giriamo per il centro, ci fermiamo alla Gelateria-Panificio-Pasticceria Cunico dove facciamo scorta di ogni specialità: ottimo gelato, buon pane, squisiti dolci alla pasta di mandorle!
Dopo essere stati battezzati dall’ennesimo temporale, torniamo al camper e ci mettiamo alla ricerca, girando lungamente, dei due campeggi segnalatici per le nostre necessità: il primo è attrezzato per lo scarico, ma ci vorrebbe la manichetta altrimenti è impossibile avvicinarsi e centrare il foro al modico (!) costo di 15€. Proviamo con il secondo, qui possiamo scaricare per 10€ solo l’acqua grigia ma non il WC Chimico. Al Diavolo! Ci arrangiamo come possiamo, visto che qui non vengono incontro al turismo itinerante: l’acqua la carichiamo da una bella fontana sulla strada Asiago-Trento, il resto per fortuna siamo attrezzati con un altro serbatoio.
Altro servizio che in molte città non si trova è quello per lo svuotamento delle immondizie, qui ad Asiago invece abbiamo trovato molte “campane” per lasciare i rifiuti, perché anche in camper facciamo la differenziata come se fossimo a casa. Non tolleriamo chi abbandona i rifiuti a lato strada, noi non l’abbiamo mai fatto, piuttosto li teniamo nel gavone fino al rientro a casa, ma i Comuni dovrebbero capire che non ci si può portare dietro i rifiuti per tutta Italia! Sappiamo anche che  i nomadi causano problemi ma anche i residenti che abbandonano i propri rifiuti senza pagare la tassa. Ma ci vogliono servizi, regole e controlli e chi sbaglia, deve pagare.

Il nostro viaggio continua
By Salvatore e Paola

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