311 [Un libro e la Storia] La via Di Schenèr

Via Schenèr
La Via di Schenèr e i suoi precipizi © Copyright 2018 By Salvatore

Data: 25/4/2018
La via di Schenèr
Matteo Melchiorre è l’autore del libro “La Via di Schenèr” che ha subito attirato l’attenzione di Paola, divoratrice di libri. Appena saputo che l’autore con l’aiuto di una guida alpina e l’accompagnamento di un amico insegnante e musicista, organizzava un’escursione nella zona, ci siamo iscritti e abbiamo partecipato al giro.

Il lavoro di Matteo per ritrovare l’antico tracciato è stato lungo e pieno di imprevisti ed è passato per gli archivi storici di mezzo Veneto e per la memoria tramandata di generazione in generazione. La via di Schenèr che per 700 anni collegò la cittadina di Feltre (sotto la Serenissima Repubblica di Venezia) e la valle del Primiero (sotto l’impero austriaco) era anticamente un percorso di grande difficoltà, con pareti di roccia a picco, precipizi, baratri. I primi documenti risalgono al XIII secolo e riportano le vicissitudini di mercanti, preti, trasportatori che la percorrevano per i loro affari in ogni stagione dell’anno a piedi o con asini al seguito, nonché i problemi, le rivalità, le scaramucce tra i “Veneziani-Feltrini” e i “Primierotti- Tedeschi” separati da un confine ma uniti dai traffici e persino, stranamente, dall’appartenenza alla stessa diocesi. Solo nel 1882 venne costruita la strada a mezzacosta che decretò la fine della via di Schenèr, successivamente fu scavata una galleria per il transito in sicurezza che oggi toglie ogni panorama e porta direttamente a Pontet.
Oggi possiamo percorrere la via di Schenèr come un qualunque sentiero di montagna, senza timori, solo con un po’ di normale prudenza in qualche punto. Il tragitto è bello e panoramico, si parte da bel un luogo prativo, il Col dei Mich (Sovramonte), si attraversano  prati e boschi per arrivare alla Bettola, antica sosta necessaria sia a chi partiva da Feltre che dal Primiero, poi ci si avvia per la mulattiera fino in Val Rosna toccando altri punti storici, i resti del Castello di Schèner, la roccia “che busna”…poi si segue un sentiero più stretto sempre nei boschi fino a Pontet, lo storico confine, dove l’attuale strada interrompe l’antico percorso.
Ci hanno chiesto di non divulgare molte informazioni o foto su questa “via” per cui ci siamo tenuti sul vago.
Tuttavia riteniamo che un bene pubblico seppur dimenticato da secoli,  anche se deve la sua  (ri)scoperta all’enorme lavoro di ricerca e studio da parte dell’autore del libro, meriti di essere conosciuto da tutti. Per quello che riguarda la via, speriamo possa essere percorsa e segnalata come un sentiero CAI, un itinerario di interesse storico e culturale, senza che venga per questo modificata la sua natura. Questo lo auspichiamo perché chi legge il libro è certamente indotto dalla curiosità a cercare i luoghi descritti e non vorremmo avere tanti letterati persi per boschi e anfratti tra Sovramonte e la Val Rosna…

 

Nel rispetto della volontà dell’autore ecco i 10 principi per salvare la via di Schenèr dalla valorizzazione selvaggia, che condividiamo anche se non siamo pienamente d’accordo su alcuni:

  1. Ricordiamoci e abbiamo cura della fatica di quanti hanno percorso nei secoli questa via con spirito e ragioni molto diversi (dai nostri)

  2. L’immaginazione è un valore per chi si inoltra lungo la via di Schenèr: ognuno abbia il diritto/dovere di viverla interiormente e ciascuno sia libero, quando e se lo crede, di trattenersi con i propri pensieri.

  3. Lasciamo tracce il più possibile esigue del nostro passaggio; beato chi non lascia tracce

  4. Lasciamo a casa il GPS e non costelliamo il percorso di segnalazioni, tabelle, segnavia e simili cose.

  5. Scordiamoci dei social: evitiamo di tempestare questa via di fotografie per poi riversarle in rete; consentiamo invece a questi luoghi di restare intrisi dei loro misteri e dei loro silenzi.

  6. Lasciamo all’oblio ciò che gli spetta.

  7. Esplorare un territorio che non conosciamo è un esperienza viva e autentica: non ricaviamo da questa escursione descrizioni analitiche dell’itinerario mal lasciamo a quanti verranno dopo di noi il piacere della scoperta passo-passo.

  8. Disponiamoci all’ascolto di quello che questa via ha da raccontarci.

  9. Rispettiamo questo luogo per quello che è oggi senza costringerlo alla violenza di diventare altro da ciò che è

  10. Rispettiamo le persone che vivono e che operano in questi luoghi perché ci stanno ospitando.

 

Proprio in questi giorni sto leggendo un libro che parla dei Monti del Sole dove l’oblio ha portato alla scomparsa di molti sentieri e itinerari storici e della memoria e l’autore ne auspica un ripristino e un interesse, Aggiungo io da parte del C.A.I in primis e poi anche dai comuni o da associazioni che si interessano di montagna, sviluppo e sostenibilità. Non dico che la montagna con i sui ricordi e la sua storia debba essere commercializzata, ma conosciuta e valorizzata sì, e da questa conoscenza trarne insegnamento, ricchezza culturale e perché no, la possibilità di lavorare e di restare nei propri luoghi natali, senza sfruttarli e ridurli a parco divertimenti.
Che altro dire su questa via percorsa in antichità da muli carichi di merci e valori? La via di Schenèr, l’unico antico collegamento tra la valle di Primiero, uno degli avamposti più meridionali del Tirolo e Feltre, una delle città più settentrionali del dominio Veneziano, transitando per l’altopiano di Sovramonte è un percorso di per sé affascinante… solo una valutazione personale a questa via per quanto riguarda la difficoltà: se un tempo transitarvi rappresentava un pericolo oggi è di facile percorrenza, certo ci troviamo pur sempre in ambiente montano con i suoi pericoli e imprevisti per cui bisogna sempre andare con prudenza perché quella non deve mancare mai!
Suggerimenti:

  • Il libro: “La Via di Schenèr” di Matteo Melchiorre;
  • La sosta: Al locale “All’Antica Torre” a Col dei Mich, semplice, ospitale, ottimi piatti.

© Copyright 2018 By Salvatore (Sal) e Paola.

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