[Dolomiti Bellunesi] Brent de L’art

dentro il Brent de l'art
dentro il Brent de l’art

11/2/2012

per me è iniziato tutto nel 2011 guardando alcune foto in internet, poi sentendo parlare del Brent de l’Art… mi incuriosisco e chiedo a Paola delucidazioni su questo Brent de L’art…  la prima volta che io e Paola siamo andati era estate a fare una camminata, scendendo il sentiero che porta diritto verso il canyon, si arriva ad un ponticello da cui è visibile l’inizio della forra, qui l’acqua scorre velocemente si getta nella stretta forra e rende impossibile proseguire, solo per un breve tratto su una cengia che io ho percorso è stato possibile sbirciare. Ne parlo con paola e gli dico che: sarebbe bello potersi immergere in questa stretta gola… Paola mi dice che d’inverno il Brent diventa accessibile: Accessibile? e come? ma certo la temperatura scende sotto zero; quando l’acqua si ghiaccia si può percorrere l’intero canyon. Interessante, lo mettiamo tra i progetti… per alcuni mesi non ne parliamo più e quasi mi dimentico.. ma non Paola… Giunge finalmente il momento e Venerdì 17 febbraio prima di partire per raggiungere Belluno Paola mi chiede di portare i ramponi, il freddo che non molla da alcuni giorni rende possibile l’escursione, il ghiaccio tiene, Sabato 18 partiamo per i Brent de l’Art.
Salvatore

segue la descrizione  di Paola Gardin
Brent de l’Art
11/02/2012

Sono molti anni che sento parlare dei Brent de l’Art e per due volte sono andata a sbirciare il posto, d’estate, scendendo il sentiero che porta diritto verso un ponticello da cui è visibile l’inizio della forra. Con l’acqua che turbina nello stretto canyon è impossibile proseguire oltre brevi tratti di cengia. E’ d’inverno che i Brent diventano accessibili: se la temperatura scende sottozero l’acqua ghiaccia e si può percorrere l’intero canalone.
Ieri ho ricevuto l’invito di Mauro, un amico del C.a.i. di Belluno, finalmente il freddo che non molla rende possibile l’escursione, il ghiaccio tiene, ci sono due suoi amici che conoscono bene il posto e io estendo l’invito a Salvatore.
Da Trichiana ci dirigiamo al piccolo abitato di S.Antonio di Tortal, proprio in centro al paese un piccolo segnale sulla destra indica una stradina per il Brent. La si percorre fino al parcheggio dove ci attrezziamo: scarponi, bastoncini, ramponi, macchine fotografiche e ( io e Sal) anche il casco, meglio essere prudenti…solo Mauro come al solito se ne viene via libero, gli bastano i suoi buoni scarponi e l’esperienza.
Dal parcheggio invece di prendere il sentiero di sinistra, segnalato, che porta dritto al ponticello, prendiamo la stradina a destra che con un percorso più lungo scende più a valle, oltre la forra. Lungo il percorso una casa abbandonata, con accanto un pozzo scavato nella roccia testimone della vita di altri tempi. Arrivati in basso, prima di un gruppo di case semi-abbandonate pieghiamo a sinistra attraverso campi trascurati e vecchi alberi da frutto con bei cespi di vischio e in breve raggiungiamo il greto del torrente. Anche qui i resti di un casello, dove un tempo si conservava il latte o il formaggio ci fanno pensare per un momento a altre generazioni e altri mestieri.
Il greto è più largo di quel che pensassi, ai lati l’erosione secolare dei fianchi della montagna ha creato un paesaggio inquietante e allo stesso tempo affascinante. Voglia o non voglia, ritorna sempre in mente Dante, i gironi dell’inferno e “ la gran ruina”. Seguiamo i nostri amici che scelgono il percorso con attenzione, tastando la tenuta del ghiaccio che in qualche punto scricchiola, in altri si assottiglia fino a creare piccole buche o bellissimi fori dai bordi merlati in cui l’acqua gorgoglia come in una risorgiva.
Lungo le pareti i ruscelli ghiacciati formano colonne, canne d’organo, lunghi ghiaccioli, forme fantastiche ma è dove il canyon si restringe che comincia il vero spettacolo. Un corridoio di roccia lavorata, levigata, lisciata dove è impossibile entrare senza un sentimento religioso, il rispetto per i luoghi antichi, il ventre di Madre Terra. E malgrado sia spontaneo esprimere a voce la meraviglia, sappiamo che è il silenzio il modo più giusto per rivolgersi ad essa. Nel canyon, facendo in qualche modo bene attenzione a non cascare nelle buche d’acqua, si procede col naso all’insù, qui le fontane, le colonne, le cascate ghiacciate ricoprono le pareti, tende di ghiaccioli pendono affilate dai tetti di roccia che ci sovrasta, stalattiti e stalagmiti si sgranano lungo il percorso, nascoste e rivelate dalle svolte a gomito, guardiamo avanti per una nuova, sorprendente visione e poi torniamo a rivolgerci indietro perché la precedente ha cambiato prospettiva, forma e trasparenza. Un “corridoio” laterale ci porta per un breve tratto fino a una cascata ghiacciata, da un punto della parete gocciola sorprendentemente acqua quasi tiepida, c’è ancora del muschio verde, tutto il resto è completamente ghiacciato.
Torniamo nel canyon principale e arriviamo nel tratto finale dove le rocce, prima bianche, sono bicolori: uno strato rosso, uno bianco, sovrapposti fino in cima, le pagine del libro del tempo. E’ uno dei punti più belli del percorso, in breve siamo fuori, percorriamo l’ultimo tratto sul ghiaccio del torrente e poi risaliamo le rocce fino al ponticello. Da lì per il sentiero in salita raggiungiamo il parcheggio e le auto.
In seguito c’è un fuori programma: uno dei due amici di Mauro ha un piccola, bellissima casera poco distante dal paese, una casettina in legno costruita da lui e dalla moglie con tanto lavoro e buon gusto. Siamo invitati e una volta seduti coi piedi sotto il tavolo spunta ogni ben di Dio: fette di soppressa celestiale, pane, radicchi trevisani e cipolline in agrodolce, grana stagionato… il tutto generosamente accompagnato da un buon merlot prima, da un ancor più buon vino rosso amabile poi e dopo l’arrivo di altro ospite che mette in tavola un fantastico rosè non possiamo che assaggiare anche quello, continuando a mangiare. Per ultimo, il tiramisù. La compagnia è delle migliori, si ride e si scherza come vecchi amici e questo dimostra che i bellunesi di nomea chiusi e musoni sono in realtà molto generosi e ospitali, basta conoscerci un po’…
Giornata bellissima si torna a casa e si salta la cena.
By Paola Gardin

 

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