[PreAlpi Carniche] Laghi d’Olbe Monte Lastroni

Laghi Olbe cima Lastroni
Marmotta

Titolo: Laghi d’Olbe m. 2156 Monte Lastroni m. 2445
Data: 23/7/2017
Gruppo Montuoso: Pre-Alpi Carniche
Sotto gruppo: Peralba
Cartina: Tabacco Foglio 01
Segnavia: 138 C.A.I.
Quota di partenza: 1456
Quota da raggiungere: 2445
Quota raggiunta: 2445
Dislivello: 989 m con sviluppo notevole
Tipologia sentiero: E – E.E. la cima (definizione sentieri)
Difficoltà: Facile (scala delle difficoltà )
Tempo*: 5 ore in giornata
Giro: A/R
Punti di appoggio: Baita Rododendro, Baita ai Piani del Cristo
Acqua/Sorgenti: si
Località: Cima Sappada
Copertura cellulare: parziale, in cima si
Parcheggio/i: si (camper no)
Partecipanti: Paola & Salvatore
Autore/i: Salvatore
Note: * i tempi di percorrenza e le difficoltà variano in base alla propria preparazione psico-fisica e tecnico pratica, conoscenza del ambiente alpino, abitudine.

Premessa: il sentiero fino ai Laghi D’Olbe è classificato “Facile, Escursionistico (E)”, il raggiungimento della cima Lastroni, ma solamente negli ultimi metri, è “per Escursionisti Esperti (E.E.)”. Per questa escursione la base di partenza è la Baita Rododendro (Sappada) m. 1456 che si raggiunge da Cima Sappada per l’erta stradina della Val Sésis, che porta alle sorgenti del Piave. Noi invece ci fermiamo prima al “Pian della Bombarda” da qui parte il sentiero C.A.I.  138 fino ai Laghi d’Olbe e ancora più su al Monte Lastroni m. 2449. Quasi Mille metri di dislivello ma ne è valsa la pena, sia il panorama che per il luogo carico di storia.

Escursione in dettaglio: la mulattiera sistemata di recente che parte nei pressi della bella baita Rododendro, provvista di parcheggio, ci porta con forte pendenza ai laghi D’Olbe.  Noi risaliamo dapprima in mezzo ai boschi la forra chiusa tra le pareti del Monte Lastroni e dal Monte delle Caverne, in mezzo scorre il Rio della Miniera che nei secoli ha generato questo passaggio. Ci sono alcune belle cascatelle sul percorso e dei ponti in legno per attraversare in sicurezza i rivi che scendono dal monte Lastroni. Anche se siamo ormai a fine luglio le fioriture sono ancora bellissime. Pian piano il panorama si apre e raggiungiamo i vasti pascoli solcati dai ruscelli dove si trova la Malga d ‘Olbe. Mucche tranquille pascolano liberamente nei prati e risalgono anche i sentieri in cerca di erbe pregiate. Ci sono anche le marmotte, del resto questo è un posto ideale per loro, che si mettono in allerta al nostro passaggio. Raggiungiamo i laghi in circa 2 ore, il posto è veramente bello, contornato a nord dalla catena del Monte Ferro e a sud da rilievi più modesti. Molte persone arrivano fin qui da Sappada usufruendo della seggiovia che arriva più in basso, circa a quota 2000 e poi con comoda mulattiera in un’ora scarsa salgono fino a questo luogo incantato.  Una chiesetta sorge in posizione panoramica dove una volta c’era un rifugio, noi dopo aver costeggiato un po’ il lago e scambiato due parole con le mucche…  Proseguiamo per la cima Lastroni, il cartello indica un’ora. Saliamo passando per resti di postazioni della guerra che si affacciano con aperture nella roccia verso il Peralba. Possiamo spaziare con lo sguardo sulla bella Val Visdende con le sue malghe, riconoscere il Monte Palombino, in lontananza la piccola piramide del Col Quaternà, in basso sotto di noi le sorgenti del Fiume Piave, davanti tutta la mole del Peralba, il Rifugio Calvi… Per raggiungere la cima ci sono alcuni brevi passaggi in cui ci si deve aiutare con le mani per la progressione (1° grado) e per chi soffre di vertigini la percorrenza della cresta che porta alla croce di cima potrebbe non essere gradevole. Paola ha fatto questa esperienza molti anni fa, ci era stata con alcuni amici e la figlia piccola e ora non si capacita di averla portata in cresta, con mille metri di baratro da entrambi i lati. Questa volta è più tranquilla e riesce a godersi il panorama, veramente superbo. Mettiamo la firma sul libro di vetta, ma non ci fermiamo oltre, nuvoloni neri si accavallano e girano sopra di noi, meglio abbassarsi almeno fino alla malga, sperando non piova.

Facciamo rientro per lo stesso sentiero, pare che il tempo tenga e facciamo un’altra visita alle postazioni, poi caliamo a valle e raggiungiamo la Baita Rododendro molto più velocemente che all’andata. Finalmente ci concediamo una birra e un tagliere di salumi, questa volta birra freschissima e il tagliere di affettati e formaggi buoni e gustosi. Riprendiamo l’auto e scendiamo, poco prima di Cima Sappada ci fermiamo a fotografare una costruzione caratteristica, un mulino, ce lo ricordavamo abitato e in ordine, con i balconi fioriti, purtroppo sembra abbandonato e in degrado. Un vero peccato, il luogo è bellissimo, posto dove il Piave forma una cascata. Ci pare strano che a Sappada, un paese incantevole che ha conservato le antiche borgate, le vecchie case, i bellissimi prati, non venga valorizzato un posto simile. Torniamo a Belluno, diamo solo uno sguardo all’Orrido dell’Acquatona che meriterebbe una visita apposita, ci aspettano tre ore di coda per raggiungere casa…

By Salvatore&Paola

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