[Vette Feltrine] Rifugio Dal Piaz alla Busa delle Vette

Rifugio Dal Piaz
Rifugio Dal Piaz 1993 m.s.l.m.

Titolo: Giro Busa delle Vette
Rifugio Dal Piaz 1993 m s.l.m.
Data: 15/16-7-2017
Cima: nessuna
Gruppo Montuoso: Vette Feltrine
Sotto gruppo:
Cartina: Tabacco 023
Segnavia: C.a.i. Sentiero numero: 801- poi per tracce e fuori sentiero
Quota di partenza: sabato 1015 m. s.l.m. -Domenica 1993 m.s.l.m
Quota da raggiungere: sabato 1993 -domenica diverso dislivello circa 200 metri circa
Quota raggiunta: 2200 circa
Dislivello: 1200
Tipologia sentiero: E/ E.E. (definizione sentieri)
Difficoltà: PD (scala delle difficoltà )
Tempo*: sabato 2,30 – Domenica 4 ore più il rientro di 2
Giro: A/R
Punti di appoggio: Rifugio Dal Piaz
Acqua/Sorgenti: no (una fontana a inizio sentiero)
Località: Passo Croce d’Aune, Feltre, Pedavena.
Copertura cellulare: si
Parcheggio/i: si
Partecipanti: Paola & Salvatore
Autore/i: Sal
Note: * i tempi di percorrenza e le difficoltà variano in base alla propria preparazione psico-fisica e tecnico pratica, conoscenza del ambiente alpino, abitudine.

Premessa: Sabato pomeriggio alle 17 affrontiamo i 1000 metri di dislivello che separano il Passo Croce D’Aune, dove parcheggiamo, dal rifugio Dal Piaz, la nostra meta per oggi, nonostante il caldo e la fatica veniamo ripagati dal panorama e dall’accoglienza ricevuta. Per il giorno dopo abbiamo in programma un’escursione ad anello in quota.

L’escursione in dettaglio: Sabato, partenza dal piazzale del Passo Croce D’Aune, 1015 m.s.l.m., seguendo la segnaletica dopo un breve tratto di stradina (percorribile in mountain bike fino in cima) imbocchiamo il ripido sentiero che ne accorcia il percorso. Saliamo comunque per una buona ora e più nel bosco, intersechiamo più volte la strada militare e sbuchiamo in prossimità di un caratteristico tornante (Colle dei Cavai). Il rifugio è visibile ma ancora molto in alto sopra di noi. La stradina prosegue con incredibili tornanti, noi riprendiamo le scorciatoie, ripidissime, a volte su roccia, che ci portano in alto graziandoci di panorami sempre più vasti. Sbuchiamo di nuovo sulla stradina che seguiamo per un tratto per poi prendere ancora il sentiero che per prati erbosi sale al Rifugio, 1993 m.slm. In tutto circa 2 ore e venti. Facciamo in tempo a cambiarci (non ci sono docce) e cenare, poi con le pile saliamo fino al vicino Passo delle Vette Grandi e poi alla sommità del Col Cesta (m. 2068) dove ammiriamo il panorama sulla Busa delle Vette, il Monte Avena, la pianura Feltrina e Bellunese, il Monte Tomatico…sotto le stelle. Al rifugio abbiamo trovato la cortesia e l’accoglienza dei gestori, c’è gente ma non troppa e l’atmosfera è simpatica e distesa.

Domenica: il meteo è favorevole, dopo essere nuovamente saliti al Passo delle Vette Grandi (1994 m.s.l.m.) scendiamo per il sentiero “Alta Via n. 2” per percorrere un anello intorno alla Busa delle Vette Grandi che giustamente merita il nome di “Busa delle Meraviglie” per la varietà di flora, anche rara, qui presente. Il fascino di queste “Buse” o circhi glaciali lasciati dai grandi ghiacciai del quaternario è dovuto ai grandi spazi, al contrasto di luci e colori, ai panorami mozzafiato. Verdissimi pascoli, grandi pietraie dalle rocce stranissime, presenza di fioriture fantastiche… completano il tutto branchi di camosci, colonie di marmotte, coppie di rapaci… Questa volta non facciamo una vera escursione ma una ricerca di sentieri e luoghi della 2° guerra mondiale. Faccio un piccolo passo indietro per spiegare l’interesse a questo giro. Stiamo leggendo il libro di Marco Albino Ferrari “Il Sentiero degli Eroi” (una storia di resistenza edito da Rizzoli) in cui un esploratore inglese Bill Tilman e un capo partigiano, “Bruno” incrociano le loro vite in un luogo: le Dolomiti. L’anno è il 1944, i luoghi sono quelli che abbiamo frequentato di recente: l’Altopiano di Asiago, le Vette Feltrine dove ci troviamo ora, il Cansiglio, le Dolomiti Venete. Aver saputo questo ci fa vedere con occhi diversi i ruderi dei ricoveri partigiani, i luoghi dei combattimenti, i sentieri percorsi. Alla memoria del maggiore Tilman il C.a.i. ha ideato un sentiero di Alta Via, da Falcade ad Asiago, che ripercorre l’ardito itinerario da lui affrontato nel 1944. Ritorniamo a noi. Decidiamo di seguire il “sentiero parlante” avevamo scaricato l’applicazione pubblicizzata al Rifugio. Al Passo Vette Grandi un “punto parlante” descrive l’itinerario lo seguiamo fino ad un successivo punto al bivio per la Malga Vette Grandi, teniamo il sentiero 801 e raggiungiamo un altro punto parlante ma lo troviamo non funzionante. Da qui in poi non troveremo più né i segnali parlanti né il percorso che appare evidente solo sul dépliant. Andiamo a vista, continuiamo sul sentiero 801 fino ad arrivare a passo Pietena (m. 2094) dove troviamo una croce e una lapide commemorativa. Deviamo dal percorso alta via continuando sulla mulattiera che sale verso sinistra, la percorriamo per circa 10 minuti e arriviamo in cresta, un punto panoramico, la strada scompare, vediamo un sentiero che scende verso il Primiero, bellissima la vista sulla valle e sulle Pale di San Martino.
Torniamo indietro scendendo una ripida pala erbosa e non manchiamo di incontrare resti di costruzioni che devono aver servito da postazione o vedetta per i partigiani che qui stazionavano in attesa di poter agire… al riparo dai tedeschi nazisti del tempo.
Scesa la pala atterriamo su di un ghiaione e un deposito di sassi caduti da qualche cima attorno molti anni fa.
Raggiungiamo di nuovo il passo Pietena e attraversando verso est arriviamo ad un’altra postazione, questa volta con targa in memoria del Comandante Bruno, che qui resistette permettendo la fuga dei suoi dal rastrellamento tedesco.
Lasciamo la postazione, dopo le foto, seguendo un’incerta traccia e scendendo più o meno in linea retta ci dirigiamo verso la malga Vette Grandi. Vediamo alcune belle marmotte ma appena ci avviciniamo la vedetta lancia l’allarme e spariscono tutte sottoterra. Puntiamo verso la forra accanto alla malga, ci addentriamo ma è breve, in fondo sulla parete di roccia e muschio cade un rivolo di acqua, purtroppo quest’anno non è caduta la neve e le sorgenti sono al minimo. Negli anni buoni, in primavera nella conca erbosa sopra alla forra si forma un laghetto.
Due rapaci ci sorvolano rapidamente da una parte all’altra della forra in modo minaccioso e in difesa del loro nido. Ma io gli faccio solo due o tre foto e poi cerco di non disturbarli più.
Raggiungiamo la malga Vette piccole, poco lontana, e lì ci fermiamo per mangiare un sobrio pasto di frutta. Riperdiamo quindi il cammino, il dépliant descrive una mulattiera senza numero di cui non c’è traccia che attraversando la Busa dovrebbe alla fine intersecare il sentiero che risale verso il Passo Vette Grandi. Inutile chiedere spiegazioni alla mandria di mucche che scampanano ruminando nel vasto pascolo. Troppo impegnate. Il percorso tuttavia si intuisce, per pascoli, avvallamenti e dossi ricoperti di cespugli di rododendri compiamo un semicerchio e raggiungiamo il versante opposto dove troviamo la traccia evidente del sentiero 812 C.a.i. (che sale dalla Valle di Lamen) e in breve risaliamo al Passo e di nuovo al Rifugio. Oggi c’è tantissima gente, gitanti si affollano sia fuori che dentro al rifugio che è pieno come un uovo! Noi ci dileguiamo velocemente verso valle giù per il sentiero fatto sabato sera, ci mettiamo meno tempo a scendere ma il percorso è sempre lungo.
Meritano di sicuro un’altra visita le Vette Grandi e dintorni noi piantiamo un paletto e sicuramente ci torniamo. Negli anni scorsi da qui abbiamo già raggiunto il Pavione (m. 2335) con la sua ripida cresta, erbosa da un lato e rocciosa dall’altro, raggiunto il Rifugio Boz e poi il Passo Cereda percorrendo un entusiasmante sentiero…non certo privo di difficoltà, ma sono ancora molte le sorprese che questi luoghi possono riservarci. Ecco questa è la nostra escursione di due giorni trascorsi sui monti dove venne scritta una parte della storia della Seconda Guerra Mondiale.

By Salvatore & Paola

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