172 [Dolomiti Friulane] Rifugio Maniago Rifugio Casera Buscada

Maniago
© Copyright 2016 Salvatore Stringari. Rifugio Maniago [Val Zemola]
Titolo: Rifugio Maniago e Casera Buscada
Data: 10/07/2016
Tipologia: Escursione ad anello
Cima: Duranno
Gruppo Montuoso: Dolomiti Friulane
Sotto gruppo: Duranno
Cartina: 021 Dolomiti Friulane e d’oltre Piave
Segnavia: 374– 381 (per rifugio Buscada) tratto alta via 6
Quota partenza: 1150
Quota da raggiungere: 1758
Quota raggiunta: 1758
Difficoltà*: E.
Dislivello: 600
Tempo*: 4 ore
Giro: Anello
Punti di appoggio: Casera Mela, rifugio Maniago, Casera Bedin, Rifugio Casera Buscada
Acqua, sorgenti: FONTANA al Maniago, qualche torrentello, fontana e sorgente al rifugio Buscada
Località: Erto
Parcheggio/i: Si a Casera Mela
Autore/i: Salvatore e Paola
Note: * i tempi di percorrenza e le difficoltà sono in base alla propria preparazione psico-fisica e tecnico pratica, conoscenza del ambiente montuoso.

Premessa:
La precedente perlustrazione ha portato in me la voglia di scoprire questa parte delle Dolomiti Friulane. Stavolta abbiamo potuto fare uno stupendo giro ad anello.
Da Erto abbiamo raggiunto Casera Mela (indicazioni in loco) tramite l’ardita strada ai piedi del monte Borgà (vedi relazione val Zemola), qui ampio parcheggio. Le possibilità di escursioni da qui sono molte e diversi i vari punti d’appoggio. Io descrivo il nostro giro con partenza dal parcheggio direzione Rifugio Maniago, Casere Bedin, Rifugio Cava Buscada e ritorno al parcheggio. Questa volta non ci portiamo i viveri come di consuetudine, abbiamo prenotato il pranzo al Rif. Buscada, ma seguitemi e vi racconto cosa ci è successo.

L’escursione in dettaglio: parcheggiata l’auto in località “Stei de Conte” presso casera Mela percorriamo la strada forestale che gradatamente sale nel bosco lungo il torrente Zemola e l’omonima valle. Poco distante dal parcheggio si trova Casera Ferrera, con offerta di prodotti della malga. (Attenzione se poco prima di casera Ferrera si sceglie il sentiero e non la strada, il sentiero perde quota). Piano piano la strada si fa più ripida.  A Casera Pezzei o quello che rimane della casera, la strada si biforca, seguiamo le indicazioni per il Rifugio Maniago, sentiero C.A.I. 374, saliamo per 50 metri di dislivello.
Ci ricongiungiamo con la strada forestale che finisce con un piccolo spiazzo, qui un’altra indicazione per il rifugio, siamo a quota 1450 circa, salendo ancora per sentiero nell’erto bosco arriviamo ad un bivio, a sinistra sentiero 381 per Case Bedin di Sopra, a destra il 374 per il Rifugio Maniago. Tralasciamo il sentiero di sinistra, che faremo dopo, e raggiungiamo il rifugio Maniago. Qui il panorama è stupendo e la vista si apre sull’ immensa mole del Duranno. Un anfiteatro meraviglioso dove l’occhio spazia dalle rocce degli alti monti alla vallata boscosa dove in fondo scorre il torrente Zemola e giù fino al Monte Toc. Non vi sto a elencare le cime e le forcelle ma vi dico che tutto è maestoso…Sul nevaio ancora presente sotto Forcella Duranno scorgiamo un camoscio, solitamente se ne avvistano parecchi. Dopo esserci ristorati con un buon tè e con il panorama riprendiamo il cammino per la seconda parte di questa nostra escursione. Ritorniamo sui nostri passi per circa un ’15 minuti fino al bivio precedentemente descritto e prendiamo il sentiero Cai 381.  In falso piano e con continui saliscendi attraversiamo i boschi e i versanti erbosi della “spalla del Duranno”, della “Cima di Rodisegre”, della “Cima Pagnac”, del “Monte Zita”, della “Palazza” e del “Monte Buscada”. Sostiamo un poco alle Casere “Bedin di Sopra” restaurate e con possibilità di bivacco. Lungo il sentiero, nel bosco come nelle zone prative ci sono fioriture di ogni tipo: varie specie di orchidee tra cui la bella “Pianella della Madonna” l’orchidea più grande delle nostre Dolomiti, i Gigli di San Giovanni dal bel colore rosso-arancio acceso, le azzurre Genziane, le Rose selvatiche, i bei cespugli di rododendro e un’infinita varietà di fiori di ogni forma, grandezza e colore.  Raggiungiamo alla fine la strada costruita dai cavatori di marmo e attraversiamo la galleria che fora il “monte Palazza”, un freddo tunnel di circa 200 metri in cui dimentichiamo il caldo afoso di questa giornata. Il panorama che per tutta l’attraversata non ci abbandona mai spazia dal Duranno al Monte Toc e alle vette circostanti il monte Buscada, senza dimenticare la valle 600 metri più in basso.  Oltrepassiamo la galleria e dopo il buio ancora una volta la vista si apre davanti a noi, raggiungiamo Casera Buscada dove stamattina Paola aveva prenotato per mangiare.
Arriviamo quasi alle 14.00 con ’30 minuti di ritardo, il rifugio è pieno, ci sono molte persone. Quasi tutti amici o conoscenti dei gestori, scopriremo poi. Qui ho l’unica nota stonata di tutto il cammino: l’accoglienza… capisco la folla di gente, capisco il periodo e la giornata di festa, capisco che se c’è il pieno di gente un po’ ci sia da aspettare, non capisco invece che il personale stia seduto a parlare e noi ad aspettare!!! siamo in un rifugio di montagna a 1778 metri di quota sul mare… ma dopo un’ora che ci siamo seduti ancora non ci considerano. Ci era già successo un episodio sgradevole al rifugio Lagazuoi… dove dopo aver prenotato avevano dato il nostro posto ad altri… faccio questa volta buon viso a cattiva sorte, come si dice, da buon ottimista attendo che ci diano un po’ di attenzione, ma cameriere e “padrona” o stanno seduti con gli amici  o entrano ed escono senza guardarci,  nessuno si ricorda che anche noi vorremo ordinare. Portano le pietanze, il caffè agli altri tavoli, sparecchiano ma ancora non arrivano a prendere la nostra ordinazione eppure prima di sederci abbiamo parlato direttamente alla titolare che ci ha assegnato un tavolo. Ci arrendiamo e chiamiamo la titolare “R” che sorpresa ci dice che credeva che il “ragazzo” (che come ragazzo pare alquanto maturo) avesse preso la nostra ordinazione, “NO” risponde Paola, “il cameriere entra ed esce ci guarda e volta la testa dall’altra parte” La signora si scusa e prende l’ordinazione. Bene mi dico forse è la volta buona, arriva il coperto e il cameriere mette le posate (al rovescio, è impacciatissimo) con estrema lentezza ci serve, si dimentica il pane, ma va bene il pane fa ingrassare, penso dentro di me, poi la fettina di polenta la facciamo bastare oltre che per il frico e la selvaggina anche per l’insalata. La cucina è ottima, ben curata per un rifugio lo devo ammettere ma la mia impressione è che hanno servito gli amici con solerzia e precisione mentre i “foresti” beh quelli che [azzo] ci fanno qui? Arriva l’ora del caffè e ancora nessuno si fa vivo, si sono di nuovo seduti con gli amici, dobbiamo ancora una volta attirare l’attenzione per chiederlo, ma porteranno ancora una decina di caffè offriranno agli amici la grappa che il nostro devono ancora macinarlo. Questa volta mi alzo e imbraccio lo zaino, voglio andarmene, ma questa volta, fulminea arriva la padrona “R”, con il conto!!!  Sono 41 e rotti euro compresi i due caffè invisibili e facciamo notare che non abbiamo avuto i caffè (né il dolce che ci aveva proposto) e che siamo lì da ben due ore. Si è scusata ancora, ma aveva dato ordine al marito di portare il caffè… si certo, il caffè agli amici lo ha portato ma non a noi! Lo facciamo presente e dopo 20 minuti arriva il caffè. Mi fermo qui, ma avrei altre osservazioni da fare, con la descrizione di casera Buscada…che peraltro è un bel rifugio, ben restaurato e in ordine, ma in quanto al servizio! Riprendiamo il cammino sono così deluso da questa esperienza che non ho più interesse neanche di visitare la storica Cava di Marmo, che lo meriterebbe, e il ben curato giardino botanico. E nemmeno “l’Andre del Ledàn” una grotta che a dispetto del nome antro del letame, la grotta dove gli stambecchi e i camosci lasciano i lori profumati escrementi è una meta agognata da tanti escursionisti. Voglio andarmene come solo in un’altra esperienza mi è successo: al Lagazuoi. Sono disgustato. Solo il panorama mi rallegra un pochino… facciamo la strada dei cavatori per ritornare tranquillamente alla macchina, non il sentiero che scende in verticale e ci taglierebbe le gambe. Di sicuro tornerò in questi luoghi meravigliosi evitando errori come quelli sopra. La prossima volta il pranzo me lo porto al sacco.
le Foto sul profilo di FaceBook chiedetemi l’amicizia se vi va..
© Copyright < 2016 > By Salvatore e Paola

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