149 [Dolomiti] Alta Via 1° delle Dolomiti

Alta via
Alta Via 1 © Copyright 2012 By Salvatore

Una Premessa a questo meraviglioso itinerario: l’Alta via n°1 delle Dolomiti si snoda da Braies a Belluno per circa 150 km da percorrere in 12 giorni. I gruppi montuosi interessati sono i seguenti: Croda Rossa d’Ampezzo, Fànis, Tofàne. Segue il Nuvolaù, la Croda da Lago, Pelmo, Civetta. Poi: la Moiazza, Tàmer – San Sebastiano, Pramper – Mezzodì e infine le dolomiti bellunesi la Schiara. l’Alta Via n° 1 delle Dolomiti la percorriamo dal 9/9/ al 19/9/12 e per parlavi della mia esperienza dell’Alta Via 1 delle Dolomiti inizio con alcune informazioni tecniche: il periodo migliore è quello che va dal 20 di giugno, che corrisponde all’apertura dei rifugi per chi volesse utilizzare le strutture sul territorio, al 20 settembre corrispondente alla chiusura dei rifugi C.A.I. Nella parte altoatesina dell’itinerario i rifugi sono privati aperti fino ad ottobre e sono: il rifugio Lavarella, il rifugio Fanes e il Sennes, il Pederù e in provincia di Belluno il Lagazuoi; a dire il vero questi rifugi non son dei veri “rifugi” ma alberghi in alta quota, con l’unica eccezione del rifugio Biella gestito da C.A.I. Anche il Cinque Torri comunque privato, ha mantenuto lo stile di rifugio.
L’unico “albergo” d’alta quota con il suo gestore che non ha mantenuto la parola è stato il Lagazuoi, (rifugio-albergo privato) nonostante la prenotazione una volta arrivati il gestore Sig. Guido ci ha detto che non aveva più posto perché si era sbagliato con le prenotazioni e sgarbatamente ci invita a prendere la funivia per scendere al passo Falzarego. Terrò conto anche in futuro della mancanza di parola di quel Gestore.

Bibliografia: ci sono molti libri che descrivono l’alta via delle dolomiti a partire dal 1966 a oggi sono state scritte pagine e pagine su questa alta via… ne cito alcuni: Rossi Piero “Schiara Dolomiti Bellunesi” (T.C.I.-C.A.I.) Soppelsa Teddi “Parco Naturale Dolomiti Bellunesi” (Cierre Edizioni 2000) quella da noi utilizzata è la piccola guida in distribuzione all’ufficio turistico di Belluno scritta da Italo Zandonella, (€ 0,50 la più comoda da portare nello zaino). Iniziamo partendo dal lago di Braies tra villa Bassa e Monguelfo il parcheggio è a pagamento 4 euro al giorno vi conviene farvi accompagnare questo è solo il Punto di partenza non di arrivo.


La nostra prima tappa: il 9/9/12 Il sentiero è segnato con il n°1 e parte dal lago di Braies raggiunge il rifugio Biella alla Croda del Becco. Costeggiando il lago fino alla parte più meridionale troviamo le prime indicazioni per il sentiero, dove inizia l’alta via 1. La salita si fa subito faticosa, il vallone è quello della Croda del Becco. Saliamo per circa 900 metri di dislivello, ad un punto del sentiero incontriamo una famigliola di Tedeschi seduti su una panca posta a lato del sentiero che con battuta ci dice “questa non è una dogana” che spiritosi questi tedeschi italiani…! proseguiamo incuranti della battuta provocatoria e raggiungiamo la forcella “Sora Forno”. Poco distante una piccola e caratteristica cappella votiva, appena sotto il Rifugio Biella della sezione C.A.I. di Treviso. Arriviamo alle 14 circa dopo 4 ore di cammino tra splendidi panorami di cime, guglie valli. Mangiamo una pasta e nel frattempo chiediamo della nostra stanza ma il gestore ci dice di averla già data ad altri: ha fatto, dice, confusione con i cognomi, ci sono tanti tedeschi. Ma non ci sono problemi ci chiede di aver pazienza e di aspettare un po’ che risolva il problema. Noi decidiamo comunque di fidarci e andiamo sulla cima della Croda del Becco che raggiungiamo in un’ora e mezza. Facciamo alcune foto con il tramonto e poco distante da noi due rocce si colorano di rosso, hanno la forma di due rospi. Poi giù in un’ora arriviamo di nuovo fuori dal rifugio, uno dei gestori ci da la buona notizia, trovata la soluzione. Prendiamo possesso della nostra stanza e andiamo a cena. Dopo cena a nanna non prima di aver prenotato per il giorno successivo al rifugio Lavaretta, dove, sono gentili e ci dicono che ci aspettano.


Seconda tappa: 10/9/12 Sveglia quindi alle 6:30, colazione e poi qualche foto al sole che illumina la Croda del Becco. Oggi i metri di dislivello sono 560 in salita e 830 in discesa per circa 14 km. Il sentiero n 6 e 7 è una carrozzabile che scende a sud ovest e poi a sud, la lasciamo poco dopo il rifugio “Senes” a 1 ora dal rifugio Biella. Non entriamo al rifugio ma proseguiamo raggiungiamo un bivio e ci dirigiamo a destra verso il “Fodara Vedla” altro rifugio che si trova lungo l’itinerario ma che non abbiamo vistato proseguiamo fino ad un prato attraversato da un “rui” che ha scavato il suo letto sul prato per poi gettarsi in una profonda gola. Noi prendiamo il sentiero che segue il percorso del “rui” per raggiungere il “Pedrù” altro rifugio e punto di ristoro anche qui arriva una strada. Qui si prende ancora l’Alta Via che sale decisa il vallone “de Fanis” che sembra il fondo di un antichissimo vulcano e sul fondo corre un piccolo torrente. Il percorso e noioso e monotono, si può percorrere la strada o alcune scorciatoie. Arriviamo in fondo alla valle e due giganti cartelli indicano il Fanes e il Lavaretta dopo pochi minuti lo raggiungiamo. Prenotazione andata a buon fine. Prendiamo possesso dei nostri letti e di corsa a bere una birra e mangiare un piatto di pasta. Ci godiamo il relax e le maestose cime che ci circondano.


Terza tappa: 11/9/12 Tappa lunga ma interessante per panorama e gruppo montuoso attraversato. Abbiamo prenotato al rifugio lagazuoi la sera prima. La mattina chiediamo conferma ci dicono che il posto c’è e che non ci sono problemi. I sentieri sono il: 10, 11, 20b, e il 20. Partiamo quindi alla volta del Lagazuoi, le ore di cammino sono circa 6,30. Il panorama è maestoso, idilliaco, raggiungiamo in breve il passo del Limo e l’omonimo lago. Passati oltre raggiungiamo la malga Fanes Grande, il lungo e prativo “Gran Pian” qui notiamo delle grasse, grosse marmotte che scorrazzano tranquille e libere in un prato verdissimo. Proseguiamo dopo aver fotografato le marmotte fino a dove finisce la stradina bianca. Prediamo per la “Forcella del Lago” la raggiungiamo in circa un’ora e valicata la forcella vediamo con grande meraviglia “L’occhio del Lagazuoi”. Laggiù il piccolo lago sta ad osservare la cima “Scotoni” e la cima “Torre del lago”. Foto e poi giù per la ripida forcella con il bel sentiero sistemato da poco. Raggiunta la base delle due imponenti pareti raggiungiamo un verde prato sul quale ci sdraiamo sotto un caldo sole ad ammirare tutta quella bellezza. Un cane sta giocando nelle acque del laghetto e si diverte tanto che il suo abbaiare allegro si sente echeggiare in tutta la valle. Il sentiero n°20, ora sale fino a raggiungere la “Forcella Lagazuoi” attraversando tutta la piana del “monte de Lagazuoi”. Dalla forcella gli ultimi 300 (circa) metri di dislivello ci separano dal sudato punto di riposo. Giungiamo quindi alle 15:00 circa al rifugio Lagazuoi dove già sogniamo un bel piatto tipico. Entra Paola sicura della disponibilità di un confortevole posto letto e per prenotare il mangiare… vedo che non esce, allora entro io e chiedo se ci sono problemi. Qui inizia la nostra piccola disavventura: il gestore del rifugio sta comunicando a Paola che i nostri posti sono stati dati ad altri escursionisti, un gruppo più numeroso di quanti si erano prenotati, quindi il gestore confida a Paola che: “contavo su qualche disdetta, possibile che siano arrivati tutti?” e ci invita a scendere a valle. Al che io gli dico che non è possibile, noi stiamo facendo “l’Alta Via” “anche gli altri”, ribatte, il maleducatissimo gestore del Rifugio Lagazuoi. Io insito che noi avevamo prenotato e che ci era stata data conferma del posto per due e che avrebbe dovuto trovare un’altra sistemazione a chi era giunto senza avvisare – prenotare. Il gestore sig. Guido a questo punto ci dice chiaramente che dobbiamo scendere al passo Falzarego, accusandomi di averlo contestato, al più ci può fornire l’indirizzo di un altro rifugio. mi arrabbio e gli prometto una denuncia e di avvisare i CC e l’ufficio turistico di zona e le associazioni di consumo. Venti euro ci costa la discesa al passo, non programmata, che ci porta fuori dall’itinerario. Saltiamo a malincuore la galleria del Castelletto e il giro delle Tofane che avremmo dovuto fare il giorno successivo come variante del percorso “dal rifugio Lagazuoi al rifugio Nuvolaù…(unico C.A.I. in zona.) uno degli itinerari più belli di tutta l’Alta Via. Raggiunto il passo Falzarego in uno dei bar presenti entriamo per un panino, anche qui ci spennano per due panini, una birra, un tè ben 16 €. Prenotiamo quindi al rifugio “Col Gallina” poco sotto il passo. Prendiamo posto nelle confortevoli stanze e poi attendiamo l’ora di cena.


Il mattino del 12/9 il meteo peggiora visibilmente di ora in ora, stiamo riprogrammando la tappa sono un po’ deluso e arrabbiato per il comportamento e la mancanza di parola del gestore poco sopra citato, cerchiamo posto anche al Nuvolaù ma ci dicono esser al completo, scopriremmo poi che non era vero, come ci racconteranno gli altri due unici italiani che stavano facendo l’Alta Via, incontrati il pomeriggio del 13 alla “malga Prendera”con i quali abbiamo scambiato alcune impressioni sull’alta via, proviamo quindi all’Averaù, il posto letto c’è ma troppo caro: 85€ e solo dal giorno 15/09-
Optiamo quindi per il Cinque Torri, privato ma gestito da una coppia anziana molto gentile, umana, disponibile, telefoniamo e ci confermano i posti. Abbiamo saltato la variante più bella sulle Tofane anche perché siamo interessati a queste ardite opere della 1° guerra mondiale, e riprendere la funivia alle 9 del mattino oltre a essere troppo tardi ci costerebbe altri 20€ o trecento metri di dislivello da fare a piedi anche quelli portano via tempo ed energie… tralascio altre emozioni che non riporto per non diventare noioso… ci consoliamo visitando il museo all’aperto ripristinato da poco alle Cinque Torri con trincee e ricostruzioni in alcuni punti dei baraccamenti e postazioni.


Il mattino del 13/9 ci svegliamo presto. Al cinque Torri sono scesi 6/7 cm di neve che ricopre le piante, i fiori, l’erba i sassi… Decidiamo di continuare il nostro cammino alla volta del Città di Fiume, rifugio ai piedi di sua maestà il Pelmo.
È questa diventa quindi la quinta tappa e viste le vicende sopra descritte siamo quasi obbligati a creare una variante consultando la cartina, la guida che abbiamo non prevede un’alternativa in caso di inospitalità. Il dislivello di oggi: metri 250 in salita e 900 in discesa. I sentieri percorsi sono: il 443, 436, 458 CAI Il panorama si fa sempre più bello, camminiamo sui sentieri con la neve che ha reso tutto magico, scendiamo al Passo Giaù che raggiungiamo in un’oretta comoda. Qui ci fermiamo per una cioccolata vista la temperatura… riprendiamo il cammino e attraversata la strada imbocchiamo il sentiero 436 che ci porta prima alla forcella “de Col Piombin” qui facciamo un incontro con le marmotte a cui faccio alcune foto e poi proseguiamo verso “Forcella Giaù” con un’altra ora abbondante di cammino in forte salita. Arrivati alla forcella il vento forte sposta la poca neve caduta e forma piccoli accumuli, iniziamo la discesa verso “Forcella Ambrizzola” con un’altra ora e mezza, stando attenti a non scivolare sulla neve e sul terreno coperto da un leggero strato di “vetrato”. Ci sovrastano il “Lastoi di Formin”. Arriviamo quindi alla malga Prendèra e incontriamo i due escursionisti di cui ho parlato sopra. Due giovani ragazzi che stanno facendo l’Alta Via con la tenda. È qui che scambiando delle impressioni su questo giro e sull’ospitalità incontrata. Ci raccontano della loro esperienza al Nuvolàu (C.A.I.) loro arrivano al rifugio e gli comunicano che erano al completo. Poi invece si trovano a dormire da soli in una stanza grande. Da malga Prendera riprendiamo il sentiero 458 e in comode due ore raggiungiamo il rifugio Città Fiume (1918 m. slm) passando la forcella “de Col Roàn”, la “Roan” e la “forcella de la Puìna” (ricotta) e arriviamo al rifugio con una leggera nevicata.


Il giorno 14/09: il dislivello in discesa è di 400 metri circa e in salita è di 700 metri (più o meno.) Partiamo presto decidiamo di raggiungere come meta il rifugio Tissi passando per il “rifugio Coldai”. Tralasciamo la variante per la “Forcella d’Arcìa” consigliata a chi vuole fare il lungo e faticoso giro del Pelmo, anche perché chiedendo informazioni sul sentiero dopo il crollo del 4 settembre 2011 ci dicono che le condizioni del sentiero e del meteo non lo consigliano. Ci proponiamo di farlo in un’altra occasione come giro ad anello. Quindi scendiamo per il sentiero  C.A.I  segnato 472  come da variante (V) che in un ora attraverso il ghiaione del Pelmo ci porta al passo Staulanza. Scendiamo ancora questa volta la statale 251 fino a raggiungere il bivio per malga Vescovà, detta anche “Bèla Mont”. Qui prendiamo il sentiero 561 verso “Casera di Piòda” altro simpatico incontro con un cucciolo di cane che ci corre incontro e fa le feste a Paola e a me poi viene richiamato dal pastore e corre via. Proseguiamo ad incrociare il sentiero 556 che sale al rifugio “Sonino al Coldai”. Qui facciamo una breve sosta con pranzo. Ripartiamo alle 12.30 circa saliamo alla “Forcella Coldai” (2191 m) per poi scendere al fantastico laghetto, specchio del Civetta e delle montagne che lo circondano. Pausa foto. Risaliamo il sentiero che porta alla “Forcella di Col Negro” e qui inizia il sentiero 560 e iniziamo a scendere il lungo ghiaione, visto che il sentiero alto è stato interdetto al transito per caduta sassi. Raggiungiamo quindi la depressione a quota 2030 per poi ricominciare a salire fino alla “Forcella del Col Reàn” e per il sentiero 563 raggiungiamo con l’ultimo strappo il rifugio Tissi 2250 m slm. Entriamo al rifugio per accertarci dei posti letto e dopo aver avuto la conferma e aver sistemato le nostre cose nelle cuccette assieme a un gruppo di tedeschi, saliamo alla cima del Col Rean dalla quale si ha una vertiginosa panoramica sul paese, sul lago di Alleghe e a 360 gradi sulle montagne circostanti, il più “belvedere”sono le pareti del Civetta maestosa e imponente muraglia di dolomia dalla quale ogni tanto si sentono dei sassi rotolare ma nessuno raggiunge la base della parete.
Sono 6 ore buone dal Città di Fiume al Tissi.


15/09/12
Settima tappa
Il dislivello per oggi, 920 metri in discesa e in salita 510 metri circa.
Scendiamo il sentiero salito faticosamente la sera precedente e in continua discesa prendiamo il sentiero 560. Incontrando il monumento a un alpinista della Georgia Sovietica caduto sul Civetta. Proseguiamo e raggiungiamo il casòn di Col Reàn semidistrutto. Qui ci incuriosisce un inghiottitoio dove scompare un torrentello che scorre sul “Pian de la Lora” chissà dove va? quali meandri percorre? quali sifoni o laghi sotterranei forma? per poi riprendere il cammino lento a valle? Saliamo alla sella di Pelsa incrociando il sentiero che porta al “Col Mandro” ci torna in mente un’escursione di nostri amici… e ci appuntiamo di farlo al più presto.
Passiamo un cancelletto che ci immette nei “Pian di Pelsa” dominati dalla Torre Venezia, storica e ardita torre dolomitica.
E dopo i pascoli di case Favretti su stradina bianca arriviamo al rifugio Vazzoler (1714 m.s.l.m) 2 ore dal Rifugio Tissi. Nella chiesetta immersa in una magnifica radura di un bosco fitto troviamo una targa che ricorda il Grande alpinista Claudio Barbier e molti altri caduti in montagna nel Gruppo del Civetta. Nei pressi del rifugio c’è un grande giardino botanico ma siamo fuori stagione per ammirare i fiori delle Alpi. Ci facciamo far due bei panini e riprendiamo la marcia in discesa sempre su strada bianca purtroppo fino a quota 1430 dove il sentiero 554 che si alza tra ghiaie e mughi per portarci fino a Forcella di Col Palanzin 1700 m. e poi all’ardita forcella  “Col de l’Ors” 1826 m., non finisce qui, ci si presenta un’altra valle da attraversare in cengia per arrivare alla “forcella del Camp” 1933 m e da qui perdendo quota, 100 m circa passando un altro ghiaione i piedi della Moiazza. Arriviamo stanchi ma felici dopo più di 6 ore al rifugio Bruto Carestiato 1834m slm ristrutturato da poco, buona l’accoglienza anche in questo rifugio C.A.I. ritroviamo qui tutti i nostri “compagni di viaggio” Tedeschi, Francesi, Inglesi. Abbiamo dormito in una confortevole cameretta con quattro letti da soli.


Ottava Tappa 16/9/12
Dislivello in discesa 430 e in salita 450.
Dal Carestiato percorriamo la strada fino all’innesto con il sentiero 549 che scende al passo Duran. (45 minuti) Dal Duràn sulla strada statale  scendiamo verso il “Pont de Ru de Càleda” quota 1500.
Qui prendiamo il sentiero 543 fino a raggiungere la Forcella Dagarèi 1620 m. e proseguiamo nel bosco fino a raggiungere i prati di Casera Moschesin, con nel mezzo del prato una caratteristica fontana. Per tutto il percorso ammiriamo l’Agner e la valle di San Lucano, il monte Zelo e la vallata Agordina. Da qui si sale per ghiaioni fino a “forcella del Moschesin” abbiamo lasciato l’Agordino e siamo sul versante Zoldano. Il Moschesin è avvolto dalla nebbia… peccato. Arriviamo quindi al “forte Moschesin” rudere in pietoso abbandono… e scendiamo per il “sentiero delle Balanzole” fino a un grande sasso dove è incisa indicazione per il Pramper, è stato interminabile questo tratto ma finalmente arriviamo al “pra de la Vedova” e raggiungiamo il rifugio Pramperet. Il primo impatto ci lascia perplessi il “gestore” anche se anziano ci sembra impacciato come un novellino. Ci danno il posto letto ma siamo in due stanza diverse,  questo mi lascia spaesato. Poi parlando con il giovane rifugista l’unico che sembrava avere più esperienza facciamo presente che ci piacerebbe rimanere assieme e poco dopo ci sistemiamo nel bivacco assieme a uno dei cuochi. Veniamo così a sapere che il rifugio è gestito da dei volontari in pensione soci della sede C.A.I di Oderzo alla loro prima esperienza. Uno faceva l’elettricista, l’altro l’impiegato, un altro il medico, la maestra e cosi via… sono anche troppo bravi, ora capisco il mio e loro smarrimento al primo approccio comunque sono stati eccezionali, il rifugio era pieno c’era anche una comitiva di 20 americani (Arizona) e i nostri soliti compagni di viaggio e non ci sono stati problemi anche qui il Rifugio Lagazuoi dovrebbe venir ad imparare come si gestisce un vero RIFUGIO.
Cena nanne e colazione 10+ lode


17/9/ Tappa n° 9
Il mattino successivo ci alziamo con calma, dalla relazione che abbiamo ci aspettano tre ore di cammino dal Pramper al Pian di Fontana, rifugio di proprietà della forestale ma gestito dal C.A.I di Longarone. Una tappa quindi breve… i metri di dislivello: 760 in discesa e 540 in salita. Partiamo con tutta tranquillità verso le 8 prendiamo il sentiero C.A.I 514 tra mughi e sassi che sale alla “Portèla del Piazadèl” 2097 m percorriamo un pianoro e il panorama si apre a 360 gradi. FANTASTICO qui si estende a perdita d’occhio ogni cima delle dolomiti non sto a nominarvele tutte ricordo sopra tutti il Pelmo con tutta la sua maestosa imponenza, quindi attraversiamo i “vant dei piazediai” fino a una forcelletta 2330 m. salendo per due crestine “esposte” fino a  raggiungere con un sentiero in mezza costa la forcella sud dei “van de città” 2395 m. qui saliamo la cima delle Barancion. Scesi dalla cima, riprendiamo la discesa per prati una volta usati a pascolo, e per rocce e salti carsici. Si scende poi con tornanti stretti e lunghi fino al rifugio “Pian di Fontana” dove una fontana zampilla abbondante acqua fresca. Da qui il nome al luogo credo. Prendiamo anche qui i contatti con i gestori (avevamo comunque prenotato la sera prima) per passare la notte e cenare. Arriviamo al rifugio alle ore 14.30 dopo 5 ore abbondanti di cammino e non tre come poi un cartello C.A.I, ci conferma; tutti sono rimasti “shoccati” dall’asprezza e lunghezza del percorso altro che tre ore… credo che ognuno di noi ha pensato che chi ha descritto questa tappa fosse un “uomo ragno”. Qui facciamo amicizia con i tre Tedeschi una coppia Kurt e Eva e l’amica Husci, che abbiamo “sfidato” lungo tutto il tragitto.


18/9 Inizia quindi la nostra penultima tappa. La X (decima) qui ne facciamo due in una dal “pian di fontana” fino al “Marmol” e dal “Marmol” senza fermarci a bivaccare ne salendo alla cima della Schiara scendiamo al rifugio 7° alpini. Il dislivello in salita 830 in discesa 1230 m di dislivello. Dal pian di fontana scendiamo sul sentiero 514 per circa 100 m di dislivello nel bosco attraversiamo un torrente e risalendo raggiungiamo “Forcella La Varetta” 1704 m. Di fronte abbiamo la Schiara con la caratteristica “Gusela” (ago) alle spalle la Talvena è uno spettacolo grandioso suggestivo. Il sentiero rimane in quota per un po’ e poi scende ripido fino al bivio per il rifugio Bianchet (518). Qui ci lascia l’amica Husci che prosegue sola fino al “Rifugio Bianchet” per poi raggiungere durante la giornata Belluno. Noi 4 invece proseguiamo per il 514 salendo fino al “casonet de nerville” 1641 (semidistrutto) continuiamo la salita verso la forcella di nerville senza raggiungerla perché imbocchiamo un vallone che ci porta alla “forcella del Marmol” 2262 m. qui ci passano davanti probabilmente spaventati da altri escursionisti davanti a noi una famiglia di camosci che in un batter d’occhio spariscono dietro una collina e non riesco a fotografarli La salita alla forcella non presenta grosse difficoltà per un buon escursionista, si sale per rocce carsiche e salti. Alla forcella i due tedeschi partono in velocità mentre Paola ha un po’ di paura e deve riprendersi. Ci fermiamo qualche minuto prepariamo gli imbraghi perché da qui il percorso è attrezzato. Sono le 12 e siamo a 2262 m.s.l.m ci sono 1230 metri di vuoto, sotto di noi Belluno, e il rifugio 7° Alpini. Arriviamo al bivacco del Marmol alle 13 e 30 qui ritroviamo i due ragazzi Alessandro e Lorenzo i due italiani che hanno fatto l’Alta Via con la tenda. Sono appena scesi della vetta Schiara e ci dicono che il panorama da lassù è magnifico. Paola gli crede sulla parola, anche io vorrei salire ma sapendo che Paola non mi seguirebbe gli sto vicino, i due ragazzi che raggiungono il bivacco prima di noi ci dicono anche che i due tedeschi ci hanno aspettato ma non vedendoci arrivare hanno proseguito nella discesa.
Al Bivacco facciamo una pausa di dieci minuti e esorto Paola a velocizzare il passo e di non aver paura di calpestare uova perché c’è solo roccia. Tralascio la descrizione della discesa dico solo che la discesa è magnifica per me e anche per Paola solo che lei ha paura nei tratti non attrezzati… ci impieghiamo 5 ore contro le tre previste. Abbiamo ancora un po’ di luce e arriviamo “al porton” alle 18 .30 e al rifugio 19.30 inutile dire che ci aspettavano e io temevo che avessero dato il preallarme ma non è stato così. Dopo una bella doccia mangiamo scambiamo come possiamo in italo-tedesco alcune impressioni sulla ferrata.


Ultima Tappa
Il mattino del 19 scendiamo tutti alle case Bortot dove ci fermiamo per il pranzo assieme a Kurt e Eva. Da qui raggiungiamo Belluno a piedi. Stupendo percorso. Grazie a Piero Rossi ideatore di questo Alta Via


Grazie a tutti i rifugi che sono stati gentili e disponibili; non è compreso in questi ringraziamenti il Lagazuoi che si è comportato esattamente come un comune commerciante pronto a vendere la sua merce non avendo cura di tenere presente anche le esigenze dei suoi clienti.
Relazione scritta da Salvatore con il prezioso aiuto di Paola che non condivide il pensiero sul rifugio Lagazuoi.
Salvatore & Paola
© Copyright 2012 By Salvatore e Paola

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