[Dolomiti di Zoldo] Cima dell’Albero

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Cima Albero

Titolo: Cima dell’Albero
Periplo di Cima dell’Albero.
Note tecniche:
Partenza: Podenzoi 800 mslm (BL) cartello per “Casera Busnich” m.s.l. 1563.
Noi abbiamo effettuato il giro ad anello da sud-ovest a nord-est ( da casera Colon e Pezzei a casera Busnich ma si può fare all’inverso)
Dislivello: 1100
Difficoltà: nessuna tranne la lunghezza del percorso e le indicazioni a volte scarse. Lo sviluppo considerevole del giro, la mancanza di acqua…
Cartina: n. 025 Tabacco
Punti di appoggio nessun rifugio, solo bivacchi a Casera Pezzei e Busnich.
Acqua solo a Busnich.
Da vedere: ruderi della Gardona – Chiesa e paese di Castellavazzo – Museo degli scalpellini- Cappella di Podenzoi.
Dove si mangia: Al sacco oppure al Ristorante ex Birreria “De Bona” sul curvone tra Longarone e Castellavazzo.
La descrizione:
È difficile descrivere questo lungo, bellissimo giro, perché come per altre mete “della montagna dimenticata” le emozioni sono contrastanti: ammirazione infinita per la bellezza della natura e l’ingegno delle opere umane, muretti, sentieri, terrazzamenti, casere e ripari. Amarezza per la scarsa considerazione in cui questi luoghi e questi manufatti sono tenuti: l’abbandono dei vecchi mestieri, quali pastorizia fienagione, legnatico, non è stato sostituito da null’altro mentre varrebbe la pena di valorizzare queste montagne con un turismo eco-sostenibile. Non si tratta di riesumare la durissima vita di un tempo e la miseria di allora, ma di dare dignità e rilievo a queste montagne.
Podenzoi è un piccolo paese sopra Castellavazzo, arroccato in posizione panoramica sulla Valbelluna. Parcheggiamo senza difficoltà perché nonostante la sua piccolezza il paese dispone di ben due bei parcheggi. La prima difficoltà è trovare un cartello con le indicazioni: non ce n’è uno che indichi “Casera Colon” tutti indicano “Busnich” che è in direzione opposta.
Un’anziana signora ci indica una strada dove non ci possiamo sbagliare “ ci sono appena passate le pecore!” che come segnavia sono validissime, ma la stradina promette un giro ampio e poi, almeno all’inizio, è asfaltata e siamo un po’ delusi. Fortunatamente per noi un altro cortese paesano che stava spaccando legna, sono tutti gentilissimi qui, vedendoci dubbiosi ci indica un sentiero che parte in mezzo alle case, segnale “ Casera Busnich” con l’avvertenza al bivio di prendere a sinistra e poi a ogni biforcazione ancora a sinistra in direzione sud –ovest. Rincuorati partiamo, salendo un vecchio bel sentiero serrato tra alti muretti a secco, superiamo grandi e piccole casere in via di disfacimento e dopo aver attraversato (in salita) un bellissimo bosco di faggi eccoci al Capitello di S. Antonio eretto su un colle in posizione panoramica. Più sopra una grande croce in ferro, in memoria dei Caduti e Dispersi di tutte le guerre, forgiata da un Furlan Valentino, certamente del luogo. Poco sopra, sotto i faggi, pare stia passando un forte vento, ma non si muove un alito: è un gregge di pecore che sta brucando di gran lena sotto le fronde, al fresco! Appare dal nulla anche il pastore, con al suo fianco un bellissimo cane nero, scendono insieme.  Proseguiamo per prati con alberi più radi e sentiamo un belato tenerissimo. Sal scorge sotto una betulla un agnellino tutto solo. Molla il sacco e corre a cercare il pastore. Io mi fermo, qualcuno deve pur affrontare orsi e lupi che si aggirano nei paraggi. Il pastore torna con Salvatore, ringrazia, potrebbe essere albanese, anche se parla bene l’italiano. Noi felici per l’agnellino che non solo torna dalla sua mamma, ma forse diventerà pecora (Pasqua è passata) proseguiamo baldanzosi.  Dopo poco vediamo la residenza per la stagione estiva del pastore: una tendina verde. Passati i prati ancora bosco, faggi e larici bellissimi, che ci lasciano intravedere piccoli ricoveri in pietra, la zona era molto praticata un tempo, e quelli sono le tendine canadesi dell’epoca. Ancora via per saliscendi cercando la famosa Casera Colon, che “resta alta sopra al sentiero” ma dove? Dopo un tempo indeterminato, passato anche a scattar foto a bellissimi fiori, sotto un sole cocente ( siamo comodamente partiti tardi) arriviamo ad una valletta rocciosa da dove alta ci appare la forcella del Dou sull’altro versante. Saliamo, io imprecando contro tutte le malefiche “palaze” del pianeta, ossia le nostre magnifiche pale erte ed erbose. Finora oltre al pastore abbiamo incontrato sei umani, tre uomini e poco dopo una coppia anche loro in discesa, e uno in solitaria ascesa a Cima dell’Albero poi più nessuno fino a sera. A mezza via, salendo, vediamo bene la famosa Casera Colon,  di fronte, alta sul sentiero, sola su un pascolo sopra le roccette. E’ privata e affittata al Circolo dei cacciatori del paese. Noi auguriamo loro di fallire ogni colpo.Dalla Forcella del Dou magnifica vista o meglio visione del Pelmo che troneggia su ogni altro monte. Sosta. Desiderio di avere le ali. Poi in ripida discesa fino al verde e fiorito pascolo delle casere Pezzei, in parte distrutte, in parte in piedi. Il bivacco Tovanella sarebbe bello se tenuto meglio e se alcuni disgraziati non avessero lasciato lì rifiuti di ogni genere. Metto in un sacchetto quelli di plastica e affini ( il vetro pesa troppo), Sal “riordina” il possibile nella stanza e riprendiamo il cammino verso Forcella Pezzei. Non è ben segnalata e il sentiero è nascosto dall’erba ma intuibile: dritti in salita! Lassù è bellissimo, finalmente troviamo anche segnali ben fatti, e ci accoglie una verde conca fiorita ai piedi di Cima dell’Albero. Da qui a Forcella Sesaròla è un attimo, vediamo sulla destra una piccola guglia di pietra, un “omenet” o “pupo” ma non saliamo, la vista delle Cime del gruppo Bosconero, a Nord ci rapisce completamente. Una meraviglia. Solo questo ci compensa di tutta la fatica. Dalla Forcella ci si fionda in basso, verso nord-est, per un sentiero scosceso, a tratti franoso, che ci porta velocemente in vista della piccola, graziosa casera Sesaròla. Sosta per il pranzo a sacco sempre con vista del gruppo del Bosconero e della franosa e selvaggia Val Tovanella. Si vede la valle del Piave, il paesino di Ospitale e su fino a Pieve di Cadore. Il sentiero prosegue seguendo le pendici del monte fra boschi e frane fino a raggiungere l’agognata Forcella Busnich (non segnalata).
Bellissimo il panorama dal belvedere naturale, si spazia da Ponte nelle Alpi a Pieve…
Da adesso in poi è solo discesa, ormai vediamo Casera Busnich dove alcune persone stanno preparandosi alla partenza. La casera è ad uso degli abitanti di Podenzoi che l’hanno restaurata, ma c’è un bivacco sempre aperto. L’unica fontana è qui, l’acqua è freschissima e riempiamo le borracce. Scambiamo quattro chiacchiere con gli altri escursionisti poi loro scendono per il sentiero che li porterà ad Olantreghe, noi restiamo fedeli al “nostro” che per lunga, lunga, ripida e serpentina discesa attraverso prati, boschi di faggio e persino l’unico ruscello della giornata ( facile tratto attrezzato per superarlo senza scivolare) ci riporta a Podenzoi. Arriviamo, stanchi come vermi ma felici. Veniamo accolti da una graziosa, ronfante gatta e dalla sua padrona che ci ha visti passare stamattina, si informa del percorso e si complimenta con noi. Poi promette di parlare a qualcuno per migliorare la segnaletica. Decisamente gli abitanti di Podenzoi smentiscono il modello del montanaro scontroso e muto. L’ultimo sguardo sulla Valle lo diamo appena più sotto, dal belvedere dove è stata eretta dagli abitanti di Podenzoi una Cappella in memoria delle Vittime del Vajont.
By Salvatore

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