[Bosconero] Rifugio Bosconero Forcella Toanella

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Casera Rifugio Bosconero

Titolo: Rifugio Bosconero 1457 m.s.l.m.
Data: 24/6/2012
Tipologia Escursione: Escursionistica
Cima: Bosconero
Gruppo Montuoso: Bosconero
Sotto gruppo:
Cartina: Tabacco 025
Segnavia: C.A.I.
Sentiero numero: 490 485 al rientro
Quota di partenza: 825 m.s.l.m.
Quota da raggiungere: rifugio 1457 forcella 2150 m.s.l.m
Quota raggiunta: 2150 m.s.l.m
Difficoltà: E nessuna difficoltà fino alla casera rifugio. Attenzione sul ghiaione di forcella Toanella.
Dislivello: 1243
Tempo*: in giornata 6ore
Giro: Anello
Punti di appoggio: Casera Mugòn con acqua. Rifugio Bosconero – Casera di Zot come riparo di fortuna.
Acqua, sorgenti: si
Località: Pontesei (BL)
Copertura cell: —-
Parcheggio/i: Si
Partecipanti: Salvatore Paola
Autore/i: Salvatore& Paola
Note: * i tempi di percorrenza e le difficoltà variano in base alla propria preparazione psico-fisica e tecnico pratica, conoscenza del ambiente alpino, abitudine.

L’escursione in dettaglio:

Il rifugio Bosconero nello Zoldano.
Partiamo presto da Belluno in direzione Longarone dove giriamo a sinistra prendendo la strada che e ci porta lungo la profonda e fascinosa valle del Maè. Da vedere l’ardita passerella nei pressi di Igne e segnaliamo anche la selvaggia Val del Grisol a Soffranco.

Ci fermiamo nell’ampio parcheggio dopo la diga e la Galleria di Pontesei. Ci sono già parecchie automobili. Dall’altro lato della strada, ben segnalato, inizia il sentiero 490, in salita raggiungiamo in breve il Fos del Mugon, trascurando sulla destra tutte le indicazioni per Casera di Zot, sentiero 485, che intendiamo percorrere al ritorno. Breve digressione a sinistra per Casere Mugon dotate di una fontana dal formidabile getto d’acqua. Un posto ideale per un eco-agriturismo… Continuando sopra la casera per un sentiero nel bosco ci ricongiungiamo col 490 e sempre in salita, attraverso un bosco bellissimo, passiamo diversi “Aial” cioè radure dove un tempo si faceva il carbone. Passiamo il torrente Bosconero e su, su, fino al Rifugio, in tutto un’ora e mezza, diciamo due con le soste per le foto. Il posto è molto bello, curato, bellissimo il panorama. I gestori sono giovani e cordiali e sostiamo volentieri per una birra e due belle fette di torta appena sfornata. C’è parecchia gente che prende il sole, fa pic-nic, gironzola, potremmo riposarci anche noi ma ci arrivano le voci di altri escursionisti e ci punge una mosca: l’idea di raggiungere anche noi il Larice solitario, simbolo del posto, e magari la Forcella Tovanella, la gestora ci dice che il dislivello è uguale a quello già fatto per cui in due orette, comprese soste varie, dovremmo raggiungerla. Più in là c’è la Forcella di Bosconero e la ripidissima Forcella delle Ciavazzole, sconsigliata (un’ordinanza la dichiara chiusa) tutte mete così affascinanti. Ritorneremo!

Il sentiero è, naturalmente, erto. Fuori dal bosco si sale per un ghiaione e guardando a sinistra si nota, fiero e solitario, il Larice – candelabro. Il sentiero sale e noi pure, sempre più faticosamente. Quando la traccia si fa quasi verticale e Paola si preoccupa per la discesa, ma la rassicuro: come si sale, si scende.
La vista delle torri di Bosconero è magnifica, purtroppo del nevaio non rimangono che poche chiazze in una forra non esposta al sole. Raggiungiamo la forcella, riusciamo ad ammirare il panorama prima che il tempo muti velocemente, sta arrivando un po’ di nebbia, vediamo così una parte del percorso di domenica scorsa: Forcella Sesaròla e più in basso la piccola, omonima casera sul suo poggio erboso a picco sulla Val Toanella, Cima dell’Albero, Forcella Busnich e più lontano il monte Toc con la sua larga e nitida ferita.

Alcune persone ci hanno preceduto e hanno raggiunto la cima per la via normale. Ora scendono velocemente rovinando sassi e ghiaia per raggiungere la forcella prima del maltempo. Noi dopo aver ingollato due uova sode e frutta secca diamo un ultimo sguardo tutto intorno, è bellissimo, e torniamo sui nostri passi. Paola scende cautamente, diciamo come se avesse due stampelle al posto dei bastoncini. I nostri “amici” compresi alcuni rocciatori, scendono a valanga giù per il ghiaione verticale e in breve sono puntini colorati all’orizzonte. Arriviamo alla base del ghiaione e puntiamo sul Larice a candelabro che fotografiamo. Ritorniamo al rifugio, sono le quattordici, piedi sotto il tavolo e pranzo: zuppa di lenticchie per Paola, io pastasciutta e brasato, tutto ottimo. Ci riposiamo un po’ e Paola si diverte a fotografarmi mentre dormo su una panca, mettendogli un fiore in mano. Non mi accorgo di nulla solo dopo guardando le foto. Alle 15 circa salutiamo e imbocchiamo il sentiero 485 per Casera di Zot. E’ molto più ripido di quello dell’andata ma bellissimo, ci sono faggi grandiosi, intrichi di radici, larici superbi, alti e grossi come le colonne di un tempio greco. Scendiamo e raggiungiamo la piccola Casera di Zot, trascurata, è stata costruita su un pendio sfruttando in parte un sasso come parete. Da qui si potrebbe continuare diritti per il sentiero che porta a Pontesei, ma noi preferiamo prendere quello a destra che scende ripido fino al torrente e ad una piccola cascata. Guadiamo e proseguiamo sul greto fino ad un verde, incantevole laghetto. Ci sono piccole trote nell’acqua limpida e rami d’albero che sembrano costole di balena. Fiabesco. Il sentiero risale e continua nel bosco fino “all’Aiva di Ronch” ribattezzata “Fontana dell’eterna Giovinezza” una piccola bella sorgente: pensiamo bene di spruzzarci abbondantemente dalla testa ai piedi. Il sentiero poi si ricollega al 490 così possiamo ripassare da Casere Mugon e fare rifornimento di acqua (una lunga tubazione la collega alla Fontana di prima) e da lì ritorniamo al parcheggio. Bello. Ci siamo guadagnati una sosta alla famosa Trattoria “da Ninetta” a Mezzocanale con tagliere di affettati e due birre. Questo posto è caratteristico, molto ben curato e la cucina è ottima. Siamo molto stanchi e con la promessa di saltare la cena ci prendiamo pure un buon gelato prima di arrivare a casa.

By Salvatore.

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