[Dolomiti Bellunesi] Monte Celo (thélo o zelo)

monte Celo (28).JPG
(panoramica)

Titolo:Il Monte Celo (Zelo)
La strada militare del Ròit
Il monte Celo é la grande bastionata che si presenta al passante percorrendo la valle Agordina ancora prima che il panorama si apra su altre fantastiche cime dolomitiche.
L’accesso a questa straordinaria valle, dalla val Belluna con la strada delle dolomiti per chi proviene da sud.
E poi per la strada Regionale 203 Agordina straordinaria strada che corre in fianco al torrente Cordevole…
Le difficoltà del giro sono escursionistiche (E) ma per il giro completo ci vuole un buon allenamento,
Il dislivello è di 1200 metri per 12 +2 circa Km  con il giro di tutto il monte Celo.
Si parte da Torner, sono per noi le 9.15, il sentiero è un’antica strada militare (mulattiera) che sale per le pendici del monte Celo, il monte ha una quota di 2080 metri circa e per chi volesse raggiungere la cima vanno aggiunti 400 metri di dislivello comunque la strada termina poco distante la ‘sella del Col dei Ciot’. Non starò a descrivere la strada lunga e erta ma ricordo un bel panorama che dopo un po’, si apre agli attenti occhi del camminatore. Spaziando sulla Schiara con l’inconfondibile ‘Gusela’, sui selvaggi Monti del Sole, sulla valle del Cordevole… Raggiunta la ‘Sella del Col dei Ciot’ dopo circa 3 ore di cammino si può proseguire e completare il giro sul sentiero ardito che sale e aggira il monte Celo, da qui splendida visione su Agordo, La Valle Agordina e soprattutto sui monti, il Pelsa, la Moiazza, il Pelmo che con la sua mole troneggia su tutti, le cime di san Sebastiano. Scattiamo foto non solo al panorama ma anche ai bellissimi fiori che colorano il nostro percorso, sembra un giardino botanico. Raggiungiamo prima Forcella Folega e la piccola bella baita ( baita Folega) in mezzo ad una verde valletta e poi ‘Forcella Pongol’… mi perdonerete voi che leggerete ora questa relazione la mia nota polemica… alla forcella prendiamo ora un ardito sentiero il 545 C.A.I. che scende in Val Clusa, tra la ‘val Polidoro’ le cime di ‘Col Negro’ e ‘Cartifai’, questo è il versante del monte Celo interessato dall’incendio del Maggio 2011 e lo stato del sentiero è pessimo. I sassi che sono caduti per via del manto erboso bruciato e le piante morte, bruciate vive impediscono un sicuro transito, scopriamo solo alla fine che il sentiero è chiuso, nessuna indicazione all’inizio della nostra escursione cioè sul sentiero 541.
Voglio soffermarmi su questo sentiero che stiamo scendendo io e Paola. Notiamo che da una parte il sentiero è tenuto su da un muretto a secco di sassi ingegneristicamente posati a mano, un sentiero largo in alcuni punti più di 3 metri, mi fa pensare che questo sentiero della montagna dimenticata (in tutti i sensi) sia stato un tempo via di transito importante e lo testimonia appunto i muri fatti di sasso sui tornanti posati a mano (muri a secco) non con mezzi meccanici come oggi… questo mi fa rabbia perché si sta perdendo un patrimonio importante, prediligendo il cemento e andando contro natura… Arriviamo ora ad un altro bivio un parapetto esile di ferro ci incuriosisce e Paola non stanca dei già mille metri di discesa decide di intraprendere il nuovo sentiero che ci si presenta, io la seguo, scendiamo su una cengia che si affaccia su un corso di acqua che scende dalla ‘val Polidoro’ arriviamo ad uno sbarramento dell’ENEL, una piccola diga in cemento, su un torrente stupendo e fragile con pareti a picco. La diga forma un piccolo lago.
Un cartello ci dice che non siamo autorizzati a transitare oltre e ritorniamo sui nostri passi faccio qualche foto e poi percorrendo a ritroso… nel tempo… il sentiero fatto poco prima per altri 50 metri di dislivello.
La mulattiera riprende sempre più ripida e con tornanti sempre più frequenti nella sua discesa verso valle… che raggiungiamo verso le 18 circa… al termine del sentiero troviamo l’ordinanza che vieta il transito del suddetto sentiero. altra nota: con sorpresa troviamo anche qui, come l’anno scorso in Valle del Mis, diversi ramarri verde smeraldo: riesco a fotografare due esemplari giovani, il più vecchio, grosso e scafato ci sfugge in un lampo verde.
Escursione nella sua bellezza e sviluppo molto interessante. Mi piacerebbe poter vedere sistemato come un tempo questo ardito sentiero-mulattiera sentiero 254 C.A.I. ma so che nessuno si interesserà a sentieri della montagna dimenticata… e continuo ancora con una nota: usare carcerati e disoccupati per portare questo itinerario all’antico splendore potrebbe essere un’idea?… o no?
By Salvatore

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