[Dolomiti di Sesto] Monte Piana – Monte Piano

monte piana 21 agosto (83).JPG
La croce e le Tre cime

Titolo:Monte Piana (cima sud) m 2324 s.l.m.
Monte Piano (cima nord) m. 2305 s.l.m.
Data: 21/8/ 2011
Tipologia: escursione storico colturale museo all’aperto
Cima:  Monte Piana (cima sud) m 2324 s.l.m.
Monte Piano (cima nord) m. 2305 s.l.m.
Gruppo Montuoso: Tre cime
Provincia: Belluno
Cartina:
Segnavia:
Quota di partenza: 1880
Quota da raggiungere: 2324 m. s.l.m.
Quota raggiunta: 2324 m. s.l.m.
Difficoltà: EE
Dislivello: 440 Attenzione alla lunghezza del percorso
Tempo*: in giornata
Giro: anello a/r
Punti di appoggio: Rifugio Bosi e al lago Misurina
Acqua, sorgenti: —
Località: Lago de Antorno
Parcheggio/i: si
Note: * i tempi di percorrenza e le difficoltà sono in base alla propria preparazione psico-fisica e tecnico pratica, conoscenza del ambiente montuoso.
Partecipanti: Salvatore Paola Mauro

Premessa: Il monte Piana e il monte Piano sono due vette contese in 30 mesi di dura battaglia tra l’Italia e l’Austria. Oggi vi passa il confine tra il veneto e l’Alto Adige Sud Tirolo. 14.000 sono le vittime su questa cima. Una guerra di posizione quella combattuta su questo pianoro. Si parla di monte Piana già nel 788 d.c. per anni rimase sconosciuta e nel suo silenzio, e nella sua solitudine lassù dove il vento soffia e spazza il pianoro. Solo più tardi i cacciatori pastori e bracconieri calpestarono questo suolo. La val di Landro che corre ai piedi di questa montagna desta interesse perché unica via di comunicazione tra Italia (la serenissima repubblica di Venezia) e l’Austria. Anche oggi importante via di collegamento tra il veneto e l’alto Adige. Partiamo alle 7 del mattino da Belluno, località Castion, dove recuperiamo Mauro, il terzo membro della nostra spedizione. In un’ora e mezza il nostro valente autista Salvatore percorre i 100 km. che ci separano dalla nostra meta, Misurina. Passando per Longarone, Ospitale, Pieve di Cadore, Lozzo, Auronzo, tra splendidi panorami con paesi, fiumi, laghi e montagne. Finalmente arriviamo ad un bivio a sinistra il passo, Tre Croci. Noi andiamo a destra fino a raggiungere la piana di Misurina con il suo lago in cui si specchiano le Tre Cime di Lavaredo e i Cadini.
Andiamo avanti, ignoriamo la strada per Dobbiaco e prendiamo quella in direzione Tre Cime e dopo qualche tornante parcheggiamo nello spiazzo vicino al laghetto di Antorno.

L’escursione in dettaglio:
Dal Lago d’Antorno, percorriamo circa 200/250 in direzione della stazione di pagamento per la strada delle tre cime e in prossimità di una curva, sulla destra, troviamo le indicazioni per il sentiero, che porta, attraversando i boschi, al rifugio Bosi. Sembrano boschi da funghi… veniamo salutati subito da una ghiandaia sulla cima di un abete o larice, proseguiamo raggiungiamo in breve la strada, chiusa al traffico e percorsa solo da navette, che porta al Rifugio Bosi. Noi caliamo verso destra di cento metri, prendiamo la vecchia strada  militare per il Monte Piana costruita nel 1905 dagli Italiani ora abbandonata causa frane e smottamenti in alcuni punti e per veloci “scurtoi” saliamo fino al rifugio Bosi m. 2205 slm, non senza aver avvistato alcune belle, grasse marmotte.
Sosta per un the e riprendiamo per il sentiero n 6°a con vista sulla val Popena e con tratto leggermente esposto, che raggiunge la grande croce del Monte Piana, passando per trincee e postazioni scavate nella roccia della guerra del 15/18.
Salvatore ha un libriccino rosso con tutte le info complete: Monte Piana 1915/1917.  Scritto da Antonella Fornari edito da Danilo Zanetti Editore.

Il libro, molto preciso, da cui ricava tutte le informazioni, solo che secondo Salvatore, sono leggermente sopravalutate le difficoltà da superare… almeno per quei sentieri che abbiamo percorso.
Entriamo nelle gallerie e le percorriamo fino alle “finestre” che si aprono sugli strapiombi e ci immaginiamo la vita di tanti poveri disgraziati qui, nell’inverno del 1916. Su questo monte sono morti circa 14.000 uomini, la maggior parte ragazzi, falciati dal freddo, dalle malattie e dalle valanghe più che dal piombo nemico.
A mezzogiorno pranzo con panini, per finire un goccio di grappa offerta da Mauro, sotto un sole meraviglioso. Da qui possiamo ammirare montagne a 360 gradi, dalle meravigliose Tre Cime ai Cadini di Misurina, la Croda Rossa, il Sorapis, in lontananza le Tofane e il sass de la Cruz, possiamo spingere lo sguardo fino alle Alpi Austriache e poi tornare su quelle di Sesto e nuovamente alle Tre Cime.  Anche il panorama, a nord, sulla valle sottostante è da mozzafiato: Landro, Carbonin e, in lontananza Monguelfo, ci sono 1000  metri sotto di noi.
Ci dirigiamo poi verso la “Piramide Carducci” e i cippi in memoria dei caduti, poi andiamo al Monte Piano, dove si trovano le postazioni austriache. E’ tutto un susseguirsi di grandi cicatrici, trincee a volte quasi interrate, molte recuperate e ripulite, che si possono percorrere come un labirinto. Postazioni, baraccamenti, depositi, gallerie scavate per centinaia di metri di lunghezza e una ventina di profondità, una follia, tutto qui da novant’anni a ricordarci la fragilità della guerra. Salvatore continua instancabile a girare col suo libretto rosso, Mauro ha una mezza idea di portarglielo via ma lui si eclissa nell’ennesima trincea, lo recupero nell’estremità nord del Monte Piano in prossimità della croce che svetta sopra ad uno strapiombo impressionante.
Già che ci siamo vuole vedere ” la scala in cemento” costruita dagli austriaci e si fionda giù per un sentiero che cala a picco su Carbonin. Vado anch’io, ma ben presto mi prende una sensazione di vuoto, mi siedo sugli scalini e rinculo molto poco dignitosamente, di balza in balza fino al cordino. Nelle foto mi si può vedere attaccata agli scalini come una cozza.
Risaliamo tutto il pendio, raggiungiamo Mauro che si è rassegnato ad una pennichella e, per il ritorno, scegliamo il sentiero che dalla Forcella dei Castradi ( luogo dove un tempo si castravano i bovini) scende giù per un ghiaione e poi, un po’ in quota, un po’ in salita, in mezzo alle mughe ( baranci) e ai fiori percorre il fianco della montagna riportandoci al Rifugio Bosi.
Apprezziamo questo sentiero perchè siamo gli unici a percorrerlo, godendoci il magnifico panorama offerto dalle Tre Cime che cambiano profilo, ombre, colore ad ogni passo.
Al rifugio, dopo una meritata birra, riprendiamo gli “scurtoi” e scendiamo velocemente, raggiungiamo il bosco, dove metto nel sacco uno splendido esemplare di porcino,  e raggiungiamo il lago di Antorno, vero piccolo specchio di bellezza e tranquillità e la nostra auto. Siamo felici.
Il tutto è fattibile in un paio di ore se si utilizza il servizio di navetta per il rifugio Bosi… ma una bella camminata e dedicare una giornata a questo martoriato monte ha più valore
By Salvatore.

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