138 [Gruppo della Schiara] Cima del Terne

Terne
© Copyright 2011 Salvatore Stringari. Cima del Terne

Titolo: Cima del Terne
Escursione nella selvaggia Valle dell’Ardo e della Schiara. Domenica 10 Aprile 2011  con Paola decidiamo dopo aver visto le foto di Mirna di salire sulla cima del Terne. Inizio con il dare brevi notizie del percorso: da Belluno a Bolzano Bellunese , Case Bortot 700 m.s.l.m 1794 m.s.l.m del “Zimon del Terne”
Dislivello: 1100 m.
Difficoltà: EE
Giro ad anello
Tempo di percorrenza: 5 ore.

Dettaglio Escursione: Presenza di acqua solo una caratteristica fontanella ma a inizio sentiero. Parcheggio limitato nelle adiacenze. Le cime, che si vedono da Belluno, sono un richiamo per un escursionista che vuole perdersi nell’infinito delle Dolomiti Bellunesi, nella stupende e selvagge valli del Cordevole e  dell’Ardo, quasi sempre mirando l’alta e magnifica muraglia della Schiara e le vette che fanno da corona alla Val Belluna. Il bosco sembra un giardino con molte varietà di piante, abeti, faggi, larici, ginepri  e fiori di tutti i tipi, che con i primi raggi di sole caldo sbocciano, annunciano la primavera. Partiamo da Case Bortot sono già le 10 circa di una mattina calda soleggiata e limpida di primavera e seguendo le indicazioni per casere Mione ci inoltriamo subito nel bosco: il sentiero è una mulattiera usata un tempo per raggiungere le case di Mione ora ruderi, che parlano del tempo che è passato, transitiamo davanti a una falesia con tracciate delle vie di arrampicata. Ci soffermiamo un attimo e la voglia di arrampicare è tanta che mi riprometto di portarci anche Paola, che vuole provare i primi passi verso un mondo nuovo: l’arrampicata. Riprendiamo il cammino, presto ci imbattiamo in una targa che ci ricorda quanto la guerra sia crudele anche dopo che è terminata: tre ragazzini morti per un ordigno scambiato per giocattolo, atroce realtà di oggi in molti paesi del mondo. Raggiungiamo una fontanella caratteristica a tre getti: esce poca acqua ma ne approfittiamo, ci sono molte tracce che si diramano dal sentiero principale, continuiamo sul sentiero più evidente dove i segni rosso-bianchi si alternano a  quelli del parco, gialli e blu, che ci aiutano ad individuare la giusta via. Il giallo e il blu, insieme con il bianco, sono anche i colori preferiti dalla natura, in primavera c’è una profusione di fiori/piante/ foglie ricchi di gialli, blu, violetti, bianchi di ogni sfumatura, foggia, dimensione. Una gioia per gli occhi e per lo spirito. Raggiungiamo così pian piano case Mione e ci fermiamo un attimo per sentire nel silenzio le voci che non ci sono più, voglio immaginare però che qui, un tempo, bambini e mamme con i loro mariti tagliavano l’erba coltivavano i campi, sudavano, ridevano… e i bambini giocavano spensierati nel bosco…quando erano liberi dalle incombenze che toccavano anche a loro. Sono  tempi (belli o meno) che la tecnologia ha cancellato. Riprendiamo il cammino e quota dopo un po’ il sentiero piega a sinistra (segni giallo blu) passiamo su di un traverso accennato da una scarpata  e raggiungiamo il ricovero di quota 1000 … piccola e accogliente capanna a tre pareti con un focolare per riscaldarsi in caso di pioggia, breve pausa anche qui qualche foto e ancora qualche pensiero a chi ci ha preceduti molti anni prima. Da qui in breve e in leggera discesa  raggiungiamo il sentiero principale il 508 che viene da case Bortot d’ora in poi il sentiero diventa molto intuitivo e facilmente seguibile. Le indicazioni su di una pianta puntano a est e in discreta pendenza iniziamo a prendere decisamente quota, per fortuna, raggiungiamo un altro bivacco aperto su di un lato e chiuso su tre lati. Entriamo in un bosco di abeti e il fondo del sentiero è un morbido tappeto di aghi soffici. Poi, incontriamo una bellissima boscaglia, sembra seminata, ma i noccioli sono cresciuti spontanei e hanno preso il posto di questo antico pascolo, anche qui una volta la vita di montagna conosceva altri ritmi, è facile immaginare il correre dei bambini, il vociare di uomini e donne e la dura vita dei vecchi, oramai tempi sorpassati. Continuiamo il nostro cammino e ci portiamo sopra la val Medon , raggiungendo la Pala dei Troi e su di una pianta troviamo un cartello “ATTENZIONE”: c’ è una cengia a mio giudizio molto friabile, sembra incollata precariamente alla roccia, ma la passiamo senza alcun problema e caliamo di qualche metro per raggiungere un ampia pala fortemente pendente che con delle ripide serpentine porta alla “Pala di pra de camp”: abbiamo ora sotto di noi tutta la val Belluna, scorgiamo in lontananza il lago di Santa Croce,  il Cansiglio, davanti a noi la “Gusèla del Vescovà” che come una sentinella ci osserva, noi la ammiriamo, là un po’ più in basso, su di un prato verde, ecco il rifugio VII Alpini. Facciamo una pausa su questa pala il sole e talmente forte che costruiamo una piccola tenda per ripararci con i bastoncini e un telo copri zaino. Riprendiamo il cammino ed ora la cima è vicina camminiamo sopra una dorsale con un versante sulla val dell’Ardo, a strapiombo,  e l’altro su una pala inclinata : assomiglia a un grande scivolo per una rampa di lancio ! Non è ancora finita, sempre in salita di anti cima in anti cima pare sempre quella giusta raggiungiamo la cima aerea del Terne a 1794 m.s.l.m. FANTASTICO questo posto non ci sono parole per descrivere il panorama a 360° e tutte le montagne che  fanno da corona. Dopo aver riposato ammirato tutto ciò che ci circondava inizia la discesa, per gran parte a ritroso sullo stesso sentiero di salita, facendo attenzione a non scivolare sull’erba secca e incredibilmente pungente, superiamo la cengia con il dovuto rispetto, ammirando chi ha messo il cartello: chi sale per questi “facili” sentieri è bene sappia che la montagna non va mai presa sottogamba, scivolare inciampando su un sasso o nella “lopa” equivale  a farsi un bel salto di centinaia di metri, mai sottovalutare i pericoli. Raggiungiamo ancora il bivio 508, prendiamo il sentiero mulattiera che ci riporta direttamente  a case Bortot, ma ci sono tante altre possibilità di “divagare” passando per casere Fontana, Scarpotola e la croda rossa, Val Medon e altro, un tempo la montagna era intensamente abitata e sfruttata e la rete dei sentieri è infinita. La nostra escursione termina con una bella birra nel bar di case Bortot, dove i gestori fanno anche ottimamente da mangiare. Devo dire che Paola ha aggiustato la nota secondo il suo gusto, ma riconosce che ultimamente sono diventato un po’ meno tecnico e più poeta, deve dipendere dalla gente che frequento in montagna. Certo queste sono cime “minori” non hanno niente a che vedere con le Tofane, l’Antelao, il Pelmo ma hanno una magia speciale, specialmente in questa stagione. Salire dalla città al silenzio della montagna in poco tempo, stare soli in cima al mondo e contemporaneamente guardare la valle abitata e giù fino al mare, tutti i luoghi dove hai i tuoi affetti più forti e dove riconosci ogni  dettaglio. Io amo il mio mondo Le Traccie le Escursioni in Montagna, terra fantastica. Relazione scritta con la preziosa collaborazione di Paola alla prossima.
Le altre foto le trovate qui
By Salvatore&Paola
© Copyright 2011 By Salvatore e Paola

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