[Serravalle] Santa Augusta

santa augusta tv (8).JPG
Santa Augusta

Dopo sant’Andrea Santa Augusta, per par-condicio…

18 febbraio 2011
Città di Vittorio Veneto centro storico di Serravalle.

Lasciamo la macchina nel comodo parcheggio sotterrneo, percorriamo a piedi una parte del paese in direzione nord seguendo il corso del Meschio e in breve raggiungiamo la scalinata dedicata alla santa. Saliamo il comodo sentiero che nella prima parte è ciottolato con sassi. Passiamo sotto un arco e un susseguirsi di scalini ci porta davanti a cappelle dedicate a vari santi. Passiamo sotto una torre dove una volta forse c’era un pesante portone e ci incuriosisce un’iscrizione in cui si nomina un “castaldio” certo “Stefano Stringari” chissà che senza saperlo io abbia un pezzo di castello in giro per il Veneto. Troviamo anche una tabella in legno che riporta l’inizio del sentiero dell’ alta via dei silenzi (alta via n° 6): parte proprio da qui e arriva fino alle sorgenti del Pive, a Sappada. Da qui proseguiamo raggiugendo un’ultima cappella e una lunga scalinata che porta davanti al santuario di santa Augusta. Ci soffermiamo a visitare l’interno della chiesa che era aperta.Qui sono conservate le ossa della giovane martire Augusta, fatta uccidere dal padre pagano (anno 410 circa, in Veneto dominano i Goti). Nelle vicinanze si trova anche un ristornate che fa, su prenotazione, fantastici spiedi ma noi purtroppo non avevamo prenotato. Mangiamo un po’ di formaggio e frutta secca che ci eravamo portati nell prato vcinovnelle alla chiesa, dove sono stati collocati alcuni tavoli. Da qui non manca il panorama, magnifico, sulla pianura da una parte e sui laghi di Revine e le Prealpi bellunesi dall’altra. Dopo la pausa ci interroghiamo sul da farsi, è il primo pomeriggio (sono già 14 già le 14)…e decidiamo di salire ai resti della torre (Turris Nigra) che ci ricorda che qui, sullo sperone roccioso che domina Serravalle, sorgeva un castello con tre cinta di mura, la reggia del padre di Santa Augusta, Madrucco. I ruderi si raggiungono in poco tempo e tentati dai cartelli posti al inizio del sentiero che indicano”Madonna delle Agnelezze” proseguiamo alla ricerca della madonna. Saliamo un lungo crinale boscoso (antico sparti acque, milioni di anni fa era lambito dal mare…) il bosco è molto bello, pieno di bucaneve e dominato da grandi castagni. Da un lato vediamo la distesa infinita della pianura Veneta e dell’altra la conca dei laghetti che porta al Fadalto e l’autostrada che sale arditamente,  l’Alemagna. Passiamo per una “forra” ricca di felci, proseguiamo senza altre indicazioni e raggiungiamo un punto panoramico formato da una ex cava di pietre, poi raggiungiamo una stradina sterrata che proviene da Sonego (Fregona). Seguiamo la stradina in direzione l Fadalto,  sotto di noi il lago del Restel e il lago Morto. I pochi cartelli che incontriamo dopo più di un ora di cammino ci invogliano a continuare verso l’Agnellezze. Il sentiero si fa ripido, superiamo alcune casere oramai ridotte a cumuli di macerie e arriviamo a un altro bivio con un tronco inciso “la sosta degli alpini”. Facciamo una pausa e il punto della situazione, siamo ai piedi dell’ Agnelezze,  poco distante il Pizzoc, è quasi il tramonto e decidiamo per il rientro, viste anche le poche indicazioni che ne scandivano il tempo. Facciamo cosi ritorno con il tramonto che infuoca il cielo e si rispecchia nei laghi con colori che le nostre foto non sanno rendere. Raggiungiamo con il buio la chiesa di Santa Augusta,  ci fermiamo per una birra al piccolo ristorante e chiediamo informazioni al gestore che ci dice che da dove abbiamo deciso di abbandonare la salita mancavano solo 30 minuti alla Grotta della Madonna. Peccato, sarà per la prossima volta. Scendiamo e ci dirigiamo velocemente al parcheggio, dove ci cambiamo e ritorniamo a Belluno…

By Salvatore

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