[Pasubio] Col Santo

col santo (10)Titolo: Col Santo m. 2112 –
Data: Domenica 23 novembre 2008
Punti di Appoggio: Rifugio Vincenzo Lancia m.1825
Partenza alle 7.30
In cima al Col Santo alle 10.30
Ritorno al punto di partenza: 15.30
Dislivello: 1000 circa

Premessa
Dunque, nuova grande escursione autunnale-invernale sia per panorama che per limpidezza e meteo favorevole.
L’ “allegra combriccola del Pasubio”, (Sal) seppur questa volta dimezzata, ha fatto ancora un’altra volta centro!
“Che tu sia il benvenuto nel regno della Pozza”, sta scolpito nel “Sassom”, l’enorme masso posto alla fine della Valle del Chèserle, soglia di un territorio incontaminato come quello del Pazul, che in molti oggi vorrebbero vedere elevato a parco naturale. L’incisione fu fatta dal reggimento Pioneri austriaci, che costruì nel 1912 la carrareccia che porta al rifugio Vincenzo Lancia (contrassegnata con il n.101).
L’alpeggio della Pozza fu “scoperto” negli anni ‘20 da pochi, giovanissimi soci della S.A.T. roveretani. Il fascino di quell’ambiente, di quegli spazi enormi, si accresceva durante il periodo invernale, tra le incantevoli estensioni nevose. Quei “pionieri” si riunirono nel Gruppo Sciatori malga Pozza; in quegli anni si partiva a piedi da Rovereto, e con gli sci in spalla si raggiungeva Giazzera e infine la malga.
Domanda?: ma quel Sassom chi l’ha portato lì? Lo scioglimento dei ghiacciai?….Un gigante forzuto? Il mistero permane
Poco sotto la frase di benvenuto all’Alpe Pozza, appare una targa in marmo bianco con la seguente dedica: “A coloro che sono andati avanti”. Un breve ma intenso augurio a tutti quelli che in montagna, così come nella vita, non si arrendono mai.
Il percorso parte dalla frazione di Giazzera (1092 m.), che etimologicamente significa ghiacciaia, nel Comune di Trambileno, raggiungibile dalla Strada Statale n.46 del Pasubio, a circa 12 km da Rovereto. Salendo la statale in direzione Passo Pian delle Fugazze si incontra, poco dopo la frazione di Spino, un ampio tornante con indicazioni per  il rifugio Lancia. I cartelli portano prima alla frazione di Vanza e poi, svoltando a sinistra, a quella di Giazzera. Da qui si prosegue ancora per un breve tratto su strada asfaltata, che poi diventa bianca ma ben tenuta ed accessibile fino al sopra citato Sassom. Da qui inizia il divieto di transito e si può proseguire solo a piedi. Si deve dunque lasciare la macchina negli appositi parcheggi, disponibili lungo la strada.

Descrizione
Ci incamminiamo sul sentiero 101 SAT  che porta al rifugio Vincenzo Lancia dopo circa 10 minuti di strada, inforchiamo sulla sinistra il sentiero 132 SAT delle Ull o Hull (quota di partenza 1280 m.). Il termine Hull potrebbe derivare dal tedesco “Hügel”, che significa “colle” o “collina”. Il sentiero risulta essere una vecchia mulattiera, che sale ben ripida, fin dall’inizio, per circa 50 minuti in direzione dei “Baiti dei Rossi” e del Pazul (1477 m.). Una volta usciti dal bosco, il panorama si presenta in tutto il suo maestoso splendore (a quota 1400-1500 m. si trova neve)
In salita proseguiamo tra piccole baite situate in posizione stupenda, come la Baita Marisa, fino a prendere una strada forestale che seguiamo in direzione del “Dos dell’Anziana” (1978 m.), congiungendoci poi al sentiero n.132b, detto della “Lasta Alta” (e che sbuca nei pressi di malga Cheserle e del bivio per malga Monticello), che lasciamo in prossimità della cima. Molti si chiederanno il perché del termine “Dos dell’Anziana”. Anche se potrebbe sembrare così, esso non si riferisce alla “gobba di un’arzilla vecchietta dell’alpe”, bensì al termine dialettale con cui viene denominata la Genziana Maggiore (Gentiana lutea L.). Quasi sicuramente il nome “Anziana” o “Ansiana” deriva dalla parola tedesca con cui si indica questa pianta medicinale, ossia “Enzian”.
Si entra così nel “regno” dell’Alpe Alba, con le sue suggestive baite in pietra, nate per dar riparo ai cosiddetti “segantini” (provenienti soprattutto dalla frazione di S. Antonio di Valli del Pasubio, nell’Alta Val Leogra), contadini che facevano il fieno in quota, e ora ristrutturate ad arte e usate dai residenti come meta di villeggiatura. L’altipiano, nel suo insieme, è un luogo suggestivo ed incantevole, che trasmette tutto il suo fascino donando allo spirito un senso di pace e di serenità.
Saliti in prossimità del Dos dell’Anziana, incrociamo il sentiero 131 SAT, proveniente da Malga Costoni, e in circa mezz’ora, su neve compatta e abbondante, saliamo alla cima del Col Santo (2112 m.). Dopo circa 3 ore di cammino, ci concediamo una breve pausa per via del freddo: -9 gradi con vento gelido e pungente! Il panorama da qui è strabiliante!
Prendiamo ora la via del rientro, sempre sul sentiero 131 SAT, scendendo prima alla “Sella dei Colsanti” (1995 m.) e infine, in circa 20 minuti, al rifugio Vincenzo Lancia (1825 m. ). Qui ci concediamo una lunga pausa ristoratrice al tepore del sole.
(L’idea di costruire un rifugio all’Alpe Pozza fu lanciata da roveretano Amedeo Costa nel 1931, che già allora intendeva intitolarlo a Vincenzo Lancia, industriale torinese pioniere dell’automobilismo, fondatore dell’omonima casa automobilistica. Nel 1937, la scomparsa di Vincenzo Lancia diede ulteriore forza all’idea di Amedeo Costa. Il progetto del rifugio fu elaborato dall’architetto roveretano, di origini milanesi, Giovanni Tiella e nel contempo si mise mano alla strada di malga Pozza per agevolare il trasporto dei materiali. Il rifugio Lancia fu inaugurato il 28 ottobre 1939. Nel dopoguerra, sull’Alpe Pozza, entrò in funzione la prima seggiovia del Trentino meridionale; fu ancora Amedeo Costa a promuovere l’iniziativa. La seggiovia collegava la frazione di Pozzacchio con il rifugio V. Lancia, ed entrò in funzione nel 1947. Dopo alcune stagioni però, nel 1953, l’impianto fu smantellato per le difficoltà a mantenere aperta la strada in inverno. Nel 1968 venne inaugurata la chiesetta realizzata dal Corpo forestale dello Stato nei pressi del rifugio. Negli anni successivi il Lancia è stato continuamente migliorato nei servizi e nella struttura. La Sezione S.A.T. di Rovereto da diversi anni sta portando avanti con impegno, e con il sostegno dell’Organizzazione Centrale (O.C.) della S.A.T., la battaglia per il riconoscimento del Pazùl e delle Piccole Dolomiti come parco naturale).
L’ultima parte del rientro, in direzione di Giazzera, avviene seguendo la strada forestale sentiero 101 SAT, che sale da malga Cheserle al rifugio V. Lancia alcune scorciatoie permettono di tagliare i tornanti. (Il nome Cheserle deriverebbe dal termine tedesco “Käse”, cioè “formaggio”, unito al tipico suffisso diminutivo cimbro –le. “Cheserle” significherebbe dunque “piccola forma di formaggio”.)
Scendendo lungo una scorciatoia, ci scostiamo per un attimo dal sentiero, con lo scopo di fotografare ed osservare i cosiddetti “Sette Abi”, una serie sette vasche scavate interamente nella roccia sotto una parete calcarea con sorgente, dalla quale sgorga un’acqua limpidissima. Questi “abi” furono costruiti dai soldati durante la Grande Guerra, con lo scopo di abbeverare gli animali e non solo e vennero successivamente utilizzati dai pastori locali per far dissetare le loro greggi.
Lungo la strada, facciamo una breve deviazione a scopo “perlustrativo” alla malga Cheserle. Più avanti, ci fermiamo a visitare un piccolo cimitero austro-ungarico, ripristinato dagli alpini della sezione di Rovereto nel 1988, e piano piano raggiungiamo la macchina (ore 15:30 circa).

Che dire….giornata splendida e magnifica….il Paradiso di lassù può ancora attendere….sperando di poterci godere ancora a lungo Quello di quaggiù….
By Salvatore.

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