69 [Monti del Garda] Ferrata Ottorino Marangoni

Ferrata Margoni
Ferrata Ottorino Marangoni di Mori © Copyright 2008 By Salvatore

Ferrata Ottorino Marangoni
Conosciuta come Ferrata Monte Albano di  Mori (TN)
Il 20 aprile 2008
Alcuni dati della ferrata: da 1 a 3 ore per la salita
30/40 minuti per il rientro
Camini, Cenge, Terrazzini, Diedri, per uno sviluppo di 550 m.
Il dislivello di 200 metri circa.
Classificata Difficilissima, con ragione, perché sempre esposta e verticale compresi i traversi.
Si consiglia calzature adeguate, casco, imbrago, cordino diametro 11 mm con dissipatore.
Informazioni per chi viene da nord e da sud.
Con l’autostrada A22 uscita Rovereto sud, percorrendo la nuova tangenziale prendere l’uscita Mori. Arrivati all’incrocio con la statale 240 e oltrepassata quindi la statale si entra nel centro di Mori percorsi pochi km parcheggiare l’auto dove si trova posto e seguire le indicazioni per la ferrata, che sono in loco.
Imboccato il sentiero che porta al santuario di Montalbano costruito nel 1556,  in zona panoramica, su devozione della comunità di Mori ai piedi dei ruderi del antico castello distrutto dai veneziani nel 1439. Il santuario dedicato alla Madonna dell’Annunziata domina la vallata.
Si tratta di via ferrata difficilissima e prima di intraprendere l’escursione informarsi con guide alpine e libri tecnici di montagna che riportano relazione e difficoltà questa descrizione è solo un indirizzo.
L’attacco della ferrata è difficile, (senza alcuna protezione) permette di testare la preparazione atletico-tecnica nei primi 5 / 7 metri.
Superata questa prova di difficoltà si risale subito un diedro-camino detto “via del edera” con un traverso, dove alla fine si incontra “l’uscita di emergenza” se la preparazione tecnica lo permette, continuate, se avete incontrato difficoltà in questi primi tratti non esitare a uscire; da qui non è più possibile ritornare indietro. Questi due “tiri” anticipano tutto lo svolgimento della ferrata.
Fatte le dovute valutazioni potete continuare per un’altro diedro verticale con buoni punti di appoggio artificiali e naturali.
Affrontata quest’altra difficoltà si arriva a un punto impegnativo anche questo, da non sottovalutare, anzi in tutta la ferrata non si deve mai sottovalutare le difficoltà, un traverso detto “del gufo” ci porta su un’altra parete “camino delle gemelle” dove le difficoltà ancora una volta mettono a dura prova il fisico.
Su cengia si attraversa parte della parete giungendo a una parete verticale sempre arrampicando su roccia buona ma liscia, detta “traversata degli angeli”  fino a raggiungere il “camino del cobra” raggiunto questo punto si attraversa orizzontalmente il passaggio chiamato “passaggio dei diedri” che ci conduce alla parete terminale, a al libro di vetta, detta “parete del chiodo” superabile con enorme sforzo si giunge al terrazzino terminale e panoramico.
Il ritorno si effettua in due modi con un sentiero facile e con un sentiero “attrezzato”  optando per il più facile si scende sulla sinistra per sentiero ripido ma facile fino al santuario.
Aggiornamento: 2016
la ferrata è stata modificata e resa più sicura, io non l’ho più ripetuta quindi la relazione qui esposta in parte potrebbe essere non vera si consiglia sempre di informarsi presso il CAI/SAT e le associazioni alpinistiche che hanno in gestione le vie ferrate,  le guide alpine
© Copyright 2008 By Salvatore

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